Il Travel che verrà – cap.2: Il turismo outgoing

giugno 1, 2013

Se il business travel dovrà affrontare un serio problema di riposizionamento competitivo delle TMC (Travel Management Comany) rispetto all’essenza dei servizi e prodotti offerti al mercato, per il segmento del turismo, sia outgoing che incoming, lo scenario di riferimento è, secondo me, abbastanza chiaro.
Vediamo quali sono le principali caratteristiche e trend del mercato turistico outgoing, fra cui è inutile elencare il problema della crisi economica, che ha solo accelerato e messo in rilievo le problematiche specifiche del settore.
• La prima problematica da elencare è necessariamente la frammentazione degli operatori turistici, tutt’oggi una delle principali caratteristiche di ogni fase del business system, al di là di tutti i tentativi, con relative roboanti dichiarazioni, di far passare per grandi imprese degli accrocchi di mini-imprese indipendenti o gruppi di acquisto ormai anacronistici. Anche i più noti brand di TO hanno quote di mercato, se calcolate sul reale valore del mercato turistico outogoing, di pochi punti percentuali.
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Il Travel che verrà – cap.1: Il corporate travel

maggio 21, 2013

In una primavera così piovosa da non trovare memoria simile nei miei ricordi e che impedisce l’assaporare del primo mare ristoratore tipico del periodo, torno a prendere penna e calamaio per qualche riflessione sul nostro settore e sulle caotiche dinamiche che questa crisi senza scadenza ha messo in moto o accelerato.
Per chi gestisce un’impresa, parùn o manager nessuna differenza dovrebbe esserci, queste riflessioni e un confronto sulle stesse sono imprescindibili, perché sono le visioni del mercato che verrà a determinare strategie e investimenti di oggi.
Come sempre, alcune tendenze possono valere su tutti i settori o segmenti, ma, in genere, le caratteristiche differenzianti di ogni segmento di business all’interno del quale un’Azienda opera rendono obbligatoria un’analisi specifica di ognuno di essi, per evitare i soliti pastrocchi di cui coloro che dovrebbero rilanciare il turismo in Italia sono maestri.
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Fare, disfare, Giannino e Zingales

febbraio 20, 2013

Volevo astenermi da qualsiasi commento sulla vicenda, ma poi, dato che amici e conoscenti chiedono la mia opinione in merito, proverò a sintetizzare il mio pensiero.
Penso che:
– Giannino sia scivolato banalmente su una classica debolezza umana, la stessa che porta a esaltare i successi, a nascondere le sconfitte e a bearsi di patacche che non sono altro che l’esaltazione dell’apparenza rispetto alla sostanza;
– noi siamo ciò che facciamo e non ciò che una patacca o gli altri dicono di noi; nel caso di Giannino, il mio allineamento rispetto al suo pensiero politico – e magari un domani rispetto alle azioni – non cambia certamente per l’accaduto;
– allo stesso modo, la preparazione di Giannino dimostrata ripetutamente non sia certo influenzata da un master in più o in meno;
– allo stesso modo, l’egocentrismo e self-estimation di Giannino vengano solo minimamente e temporaneamente scalfiti da tutto ciò;
– Zingales abbia fatto una cazzata ancora più grande, perché i principi sono sacrosanti ma questa presa di posizione in questo momento incide sull’impegno e le opportunità di un movimento che va al di là di Giannino;
– Giannino abbia fatto bene a dimettersi, l’uomo rimane ma contano di più il programma e le idee di base del movimento

Quindi, voterò comunque Fare, perché è l’unico movimento con un programma dettagliato, pubblicato on-line, fatto di azioni puntuali su problematiche reali che condivido al 90%
Voterò comunque Fare, perché l’unica alternativa è il non voto o Grillo, che è però un voto di distruzione e non di ricostruzione. Gli altri, PD-PDL-Monti sono la causa e l’effetto di un Paese vicino al collasso.


Il dilemma sugli esperti di turismo

febbraio 7, 2013

Premesso che il turismo, come e più di altri settori, deve necessariamente tener conto degli sviluppi della rete e dei social, c’è un interrogativo che ultimamente mi disturba un po’.
Se si bazzicano un po’ i vari social, da twitter a fb e ritorno, si scoprono un sacco di opinioni e commenti e suggerimenti e profezie sulla travel industry, nella maggior parte delle volte provenienti da persone che di impresa turistica non ne hanno mai fatta, ovviamente escludendo le “consulenze” turistiche (incluso il marketing) che con l’impresa c’entrano ben poco.
Ora considerando il livello dell’impresa turistica italiana, la domanda è: ma imprenditori e manager di impresa sono talmente scarsi da non comprendere la rilevanza dei social, e quindi tutti quelli che invece lì si trovano sono il vero futuro oggi incompreso dell’industria, oppure questi sono i soliti esperti venditori di fumo e gli altri sono un mix fra incapacità e poco tempo da perdere?


Il manifesto di un cittadino

febbraio 5, 2013

Da più parti si sottolinea come questa campagna elettorale rappresenti il punto più basso della politica italiana, con continui, assurdi e incredibili siparietti degli attori di infima categoria che si affollano sulla scena.
L’avvilente spettacolo quotidiano è talmente odioso e insopportabile che ancora non mi capacito di come gli italiani non solo non si rifiutino di ascoltare e supportare uno chiunque di quei saltimbanchi, ma non si decidano a scendere in piazza e riappropriarsi del proprio Paese.
Invece, non succederà probabilmente nulla anche questa volta; finirà la gran caciara della propaganda e il Paese si avvierà, totalmente non governato, verso il suo inevitabile declino. D’altra parte, se i sondaggi dovessero essere mediamente vicini alla realtà, ci troveremmo con almeno 1 italiano su tre (diciamo i 2/3 se escludiamo gli astenuti) che avrà votato uno dei partiti che vanno per la maggiore. Dato però che questi partiti sono inqualificabili e pertanto invotabili,
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Il nuovo piano di sviluppo del turismo

gennaio 19, 2013

Ho avuto il “piacere” di dedicare un sabato mattina alla lettura del nuovo piano strategico per il rilancio del sistema turistico italiano, redatto a cura del team presieduto dal (ex) Ministro Gnudi.
Nulla da dire sulla “struttura” e presentazione del piano, che sicuramente beneficiano del supporto consulenziale della BCG, mentre, a mio modesto parere, la sostanza del piano ha 3 difetti fondamentali, che lo rendono parecchio insufficiente:
1. non tiene conto degli ultimi 60 anni di storia della politica italiana, proponendo quindi soluzioni inapplicabili
2. mescola, non so se scientemente o ignorantemente, obiettivi e attività istituzionali (come quelli che dovrebbe avere un piano di questo tipo), con obiettivi e attività del libero mercato, che deve essere scevro da influenze pubbliche, se non per il framework entro cui muoversi
3. limita a poche generiche indicazioni il fulcro strategico del futuro del turismo, ovvero il mondo del web e dei social network
Andiamo per ordine
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L’inaccettabilità del rigore all’italiana

dicembre 5, 2012

Il principio del “rigore” nella gestione della cosa pubblica (o privata) di cui si riempie la bocca il nostro esimio professore, non è di per sé contestabile. La diligenza del buon padre di famiglia è una regola aurea che dovrebbe essere sempre applicata da un buon manager, di qualsiasi settore.
Ci sono però vari fattori che rendono la presa in giro di Monti insopportabile; senza entrare nel merito dei danni tecnici dell’insensato rigore che ha voluto applicare alle tasche degli italiani, invece di centrare il cuore del problema italico che sono le nefandezze dell’amministrazione pubblica, il punto fondamentale è che per chiunque abbia un senso etico della giustizia e della libertà, non è accettabile che uno stato ladro si approfitti della vita dei suoi cittadini, per ora apparentemente inermi e incapaci di ribellarsi.
Come è possibile accettare i piagnistei sulla mancanza di soldi di una regione come la Lombardia e di una provincia come quella di Milano, che contribuiscono a prosciugare le tasche dei loro cittadini, se poi si scopre che il collegio sindacale di Sea (e di Serravalle spa) è più costoso di qualsiasi azienda privata (1 mio di euro)? Per chi non lo sapesse Regione (54%) e Provincia (14%) detengono la maggioranza di Sea. Quante sono le aziende pubbliche in Italia e quanti sono i regali agli amici di queste aziende? Migliaia e fanno milioni di euro di sgravi fiscali mancati.
Perché dobbiamo accettare impunemente questa vergogna? E perché dobbiamo accettare le vergogne come quelle della vicenda Alitalia in amministrazione straordinaria, dove persino il Tribunale di Roma dichiara l’inaccettabilità del lavoro dei commissari e delle loro società di revisione (prima KPMG poi Ernst&Young, giusto per non farci mancare nulla)? Il tutto dopo aver pesato sulle nostre tasche di cittadini e su quelle delle imprese del turismo per anni?


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