L’incoscienza civica italiana


Nelle varie discussioni con amici, conoscenti e professionisti vari in merito alla grave situazione economica in cui versa il paese si trova sempre un comune denominatore, che rispondeva alla fatidica domanda: ma perché, se davvero siamo messi così male, non c’è ancora stata una vera rivolta contro la banda di ladroni che ci governa? Basterebbe uno sciopero fiscale bene organizzato per sistemare un bel pezzo dei malfattori a cui toglieremmo il malloppo da sotto il naso, seppur con gravi conseguenze per tutti. E invece nulla, perché? La risposta è sempre stata: stiamo ancora troppo bene, abbiamo la ricchezza accumulata da genitori e nonni che pian piano erodiamo ma che ci impedisce di realizzare coscientemente il baratro in cui sta precipitando il paese.

E già, sembrava sempre la quadratura del cerchio. Almeno fino a quando ho letto con perplessità le analisi sul risparmio in Italia nel 2013, che evidenziavano un incremento, tipico della parsimonia dei nostri avi, del risparmio da parte delle famiglie. Ora, i due dati/teorie sono in contraddizione: se sto erodendo la ricchezza dei genitori per sostenere il mio stile di vita, di sicuro non ho spazio per accantonare alcunché, così come se è vero che sto risparmiando, probabilmente non lo faccio certo chiedendo i soldi a mamma e papà.
Di qui il dubbio e l’inizio di una nuova riflessione: ma se tutte le teorie sulla crisi degli italiani mancassero di qualche elemento fondamentale?
Alla fine me ne sono uscito con un’altra spiegazione, che non è una grande novità nella sua essenza, ma solo nella sua diffusione: l’Italia è un paese duale, ovvero da una parte c’è lo stato con il suo fallimento di fatto, dall’altra gli italiani con il loro sistema economico nascosto.
In altre parole il grande tema dell’evasione, che non è certo nuovo, ma che forse nell’ignoranza dei molti è circoscritto ad un mondo immaginario e non calato nella realtà di tutti i giorni.
Se proviamo a fare insieme una lista dei partecipanti all’economia ombra, ci rendiamo conto che in realtà l’italiano medio non si ribella perché vive lui stesso una vita parallela, ovvero non lo fa solo l’evasore nel concetto comune, lo fanno sostanzialmente tutti.
Nell’ultimo anno ho fatto un elenco di tutti coloro che si lamentano dei parassiti di stato senza rendersi conto di esserlo loro stessi.
Partiamo dalle categorie note per arrivare a quelle un po’ meno note, che inserisco solo perché so con certezza della loro appartenenza a questa lista:
grandi evasori (la punta dell’iceberg, rispetto ai quali la GdF fa le grandi operazioni mediatiche, una ogni tanto nonostante si possano individuare con maggiore facilità)
bar e ristoranti (sulla bocca di tutti e in effetti con grande facilità di gestione di economie parallele, probabilmente non così rilevanti singolarmente ma importanti come categoria)
medici, veterinari, omeopati, fisioterapisti, ecc. (vergognoso il numero e l’ammontare delle prestazioni non fatturate)
insegnanti (i peggiori, per etica e quantità, visto che prendono i soldi dagli altri cittadini sia formalmente per il mestiere pubblico, sia parallelamente per le lezioni private, che sono una valanga, visto che prende ripetizioni un bambino su due)
dipendenti pubblici, almeno il 50% rappresentato da quelli inutili, stanno campando a danno degli altri, senza alcun valore aggiunto apportato all’economia reale, anzi con danno per le pastoie burocratiche che comporta la loro sussistenza e perché spesso hanno il secondo lavoro in nero
notai, avvocati, ingegneri, architetti e liberi professionisti in genere
imprese edili, fabbri, idraulici e prestatori di opere tecniche in genere
giardinieri e contadini (sì, fanno lavoretti in nero, nessuna sorpresa)
fotografi e creativi in genere
coreografi, palestre, insegnanti e praticanti di qualsiasi sport (ho scoperto quanto beccano i coreografi in nero per gli stage di danza del weekend)
donne delle pulizie e badanti
pasticceri casalinghi (numero in incremento)
spedizionieri e servizi di trasporto
prostitute e gigolò

Potrei allungare ancora la lista, ma direi che può bastare. Sfido chiunque a dire che non è lui stesso o non ha almeno un parente nelle categorie indicate, pertanto facente parte della nostra economia parallela, quell’economia che sopisce la fame e la rabbia, elementi chiave per ogni rivoluzione.
Hanno allora ragione quei quattro incompetenti ladroni che ci governano? Chissà, di sicuro loro continuano a farsi bellamente i fatti propri rassicurati dal silenzio assordante degli italiani.
Se poi questa situazione può sorreggersi, non lo so, non ho abbastanza competenze per farmi una visione del futuro, dovrei chiederlo a Gerardo Coco.
Di certo, so che lo stato pubblico in cui viviamo è fallito e che l’economia parallela ha creato una incoscienza civica forse irrecuperabile.

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