Fare, disfare, Giannino e Zingales


Volevo astenermi da qualsiasi commento sulla vicenda, ma poi, dato che amici e conoscenti chiedono la mia opinione in merito, proverò a sintetizzare il mio pensiero.
Penso che:
– Giannino sia scivolato banalmente su una classica debolezza umana, la stessa che porta a esaltare i successi, a nascondere le sconfitte e a bearsi di patacche che non sono altro che l’esaltazione dell’apparenza rispetto alla sostanza;
– noi siamo ciò che facciamo e non ciò che una patacca o gli altri dicono di noi; nel caso di Giannino, il mio allineamento rispetto al suo pensiero politico – e magari un domani rispetto alle azioni – non cambia certamente per l’accaduto;
– allo stesso modo, la preparazione di Giannino dimostrata ripetutamente non sia certo influenzata da un master in più o in meno;
– allo stesso modo, l’egocentrismo e self-estimation di Giannino vengano solo minimamente e temporaneamente scalfiti da tutto ciò;
– Zingales abbia fatto una cazzata ancora più grande, perché i principi sono sacrosanti ma questa presa di posizione in questo momento incide sull’impegno e le opportunità di un movimento che va al di là di Giannino;
– Giannino abbia fatto bene a dimettersi, l’uomo rimane ma contano di più il programma e le idee di base del movimento

Quindi, voterò comunque Fare, perché è l’unico movimento con un programma dettagliato, pubblicato on-line, fatto di azioni puntuali su problematiche reali che condivido al 90%
Voterò comunque Fare, perché l’unica alternativa è il non voto o Grillo, che è però un voto di distruzione e non di ricostruzione. Gli altri, PD-PDL-Monti sono la causa e l’effetto di un Paese vicino al collasso.

3 risposte a Fare, disfare, Giannino e Zingales

  1. mara scrive:

    Caro Davide,
    condivido pienamente cio’ che hai scritto . Ma ogni giorno e’ una continua delusione………….continua….
    Mara Sganzerla

  2. Fabio scrive:

    Caro Davide,
    sai che anch’io stimo il personaggio e un titolo in più o in meno non influenza molto la sua competenza.
    Non considero, tuttavia, così veniale il suo “peccato”. E non tanto in ottica elettorale. Quanto nella sua ottica professionale: quella di un Economista che rilascia consulenze di alto livello e che alcuni titoli potrebbe aver utilizzato per posizionare la propria “offerta” nei confronti della sua Concorrenza.
    Ciao, Fabio

    • Davide Rosi scrive:

      Caro Fabio,
      capisco l’osservazione, ma dissento parzialmente. Nel libero mercato, infatti, sono i risultati a fare la differenza e non i titoli; questi ultimi potrebbero averlo favorito nella fase di ingresso sul mercato, e qui sono quindi d’accordo con te, però se poi è bravo ed è in grado di tenersi i clienti e di prenderne nuovi, allora i titoli non hanno più alcuna influenza.
      La verità è che, come già sosteneva Einaudi, bisognerebbe abolire il valore legale del titolo di studio, lasciando spazio solo al merito: se un commercialista ragioniere è in grado di fare consulenze di alto livello, sarà il mercato a premiarlo, non il titolo.
      Grazie, ciao
      Davide

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