Il manifesto di un cittadino


Da più parti si sottolinea come questa campagna elettorale rappresenti il punto più basso della politica italiana, con continui, assurdi e incredibili siparietti degli attori di infima categoria che si affollano sulla scena.
L’avvilente spettacolo quotidiano è talmente odioso e insopportabile che ancora non mi capacito di come gli italiani non solo non si rifiutino di ascoltare e supportare uno chiunque di quei saltimbanchi, ma non si decidano a scendere in piazza e riappropriarsi del proprio Paese.
Invece, non succederà probabilmente nulla anche questa volta; finirà la gran caciara della propaganda e il Paese si avvierà, totalmente non governato, verso il suo inevitabile declino. D’altra parte, se i sondaggi dovessero essere mediamente vicini alla realtà, ci troveremmo con almeno 1 italiano su tre (diciamo i 2/3 se escludiamo gli astenuti) che avrà votato uno dei partiti che vanno per la maggiore. Dato però che questi partiti sono inqualificabili e pertanto invotabili,

gli italiani avranno semplicemente ciò che si meriteranno.
Esagerato? Siamo onesti: su Berlusconi/PDL c’è poco da dire, si sono sputtanati e continuano a farlo da soli, per cui evitiamo di sprecare pensieri e parole. L’incapacità di Monti manifesta ancora i suoi effetti nefasti sul Paese; se a ciò si aggiunge la sua alleanza con un marciume vecchio e rivoltante come il duo Fini-Casini, direi che il giudizio sia sufficientemente semplice. Della cancrena pidiessina e del suo vate Bersani si potrebbe parlare a lungo, ma anche in questo caso basta leggere la storia, vedere i candidati (Bindi), guardare in faccia gli alleati (Vendola) e sostenitori (D’alema), sentirli parlare e immaginare che possano rappresentare l’Italia a livello mondiale per rendersi conto che votarli è come spalancare il portone di casa invitando i ladri ad entrare. Se poi se ne dovesse valutare la vanità del programma, il suicidio assistito potrebbe diventare una valida alternativa.
Già, le alternative. Ce ne sono? A parte la rivoluzione vera, direi poche, almeno dal mio punto di vista. Personalmente, dopo molti anni di rifiuto del voto (la dignità e l’orgoglio di poter dire di non aver mai votato dei ladri sono senza prezzo), probabilmente tornerò a votare per Fare di Oscar Giannino, i cui programmi sono gli unici concreti e con i quali mi ritrovo, almeno parzialmente.
Anche questi, però, incompleti. E la cosa mi dispiace, perché in realtà, nella vita di tutti i giorni, quella dell’Italia che lavora, i problemi sono evidenti e molti interventi individuabili semplicemente usando il buon senso e quella diligenza del buon padre di famiglia che questi politici sciagurati stanno calpestando da decenni.
E allora, giusto per sfogare lo schifo di questa campagna elettorale, mi sono fatto il patto con me stesso, da cittadino a cittadino; un patto che rappresenta quello che vorrei sentirmi dire da qualcuno.
Sono dieci punti, tutti prioritari, per cui con un ordine assolutamente disordinato.
1. Riduzione dei costi della politica, dimezzamento dei parlamentari, retribuzione degli stessi con gettoni a presenza, adeguato compenso dei ministri con divieto di mantenimento di altri ruoli e attività, abolizione di ogni forma di finanziamento ai partiti (e ai giornali e a chiunque altro), possibilità di deduzione dall’imponibile fiscale delle donazioni di cittadini e imprese ai partiti, abolizione di ogni privilegio per parlamentari e ministri, a partire dalla miriade di costi per servizi a loro dedicati, abolizione di ogni vitalizio, ecc. ecc.
2. Riforma della PPAA, partendo dalla formazione dei dipendenti pubblici ai quali va inculcato il concetto che loro sono assunti e pagati dai cittadini e sono al loro servizio; adeguamento dei contratti, in valore e caratteristiche, a quelli dei settori privati, introduzione dei principi di meritocrazia, abolizione degli scatti di livello automatici, possibilità di licenziamento, istituzione di un organo di vigilanza sui rapporti con i cittadini, possibilità di denuncia da parte dei cittadini di comportamenti scorretti, revisione delle procedure e relativa semplificazione, verifica di produttività, riorganizzazione della miriade di enti e collegati e, soprattutto, degli enti locali (non solo le province, verifica anche dei compiti delle regioni, costituzione di libere forme di collaborazione fra comuni); possibilità per i cittadini di valutare il compito degli eletti a metà mandato, con esplicita possibilità di mandarli a casa prima, abolizione delle regioni a statuto speciale; eliminazione degli sprechi differenziati per regione (il costo della PPAA nel meridione è vergognosamente insostenibile) ecc. ecc.
3. Dismissione del patrimonio pubblico non asset strategico per il paese (cultura, storia, turismo); costituzione di un fondo immobiliare per la gestione degli immobili di stato; privatizzazione delle società di stato (Rai, Eni, Enel, Poste, Fincantieri, Finmeccanica e tutta l’altra miriade di società pubbliche regionali, provinciali e comunali); spostamento della PPAA dagli immobili di lusso (da dismettere come sopra) ad immobili ad uso ufficio, in quartieri da riqualificare; destinazione degli incassi delle dismissioni alla copertura della riduzione del carico fiscale.
4. Semplificazione della burocrazia e del fisco; agenda digitale; revisione di tutti gli adempimenti burocratici dei cittadini e delle imprese (compresa sicurezza, privacy, intrastat, dcc.); semplificazione del sistema di deduzioni e detrazioni, per consentire ai cittadini di farsi la dichiarazione dei redditi; riduzione e semplificazione del sistema di tasse, imposte, accise, bolli e balzelli vari; digitalizzazione di tutti i documenti; centri di assistenza per le fasce di età più avanzate, ecc. ecc.
5. Riorganizzazione delle Forze Armate e della magistratura; abolizione dei privilegi dei dipendenti delle FFAA; revisione dei corpi militari e para militari; ripensamento della polizia locale; impiego dell’esercito per la protezione reale dei cittadini; revisione del patrimonio immobiliare delle FFAA; revisione delle spese per attività sportive; separazione della carriera dei magistrati e dei giudici (e dei politici); digitalizzazione degli atti giudiziari; riorganizzazione del sistema territoriale della giustizia; adeguamento dei contratti (ore di lavoro e retribuzioni) ai settori privati; ecc. ecc.
6. Riorganizzazione della Sanità e della Scuola; maggiore efficienza della spesa sanitaria; ridefinizione delle agevolazioni sanitarie; riorganizzazione delle strutture pubbliche locali; definizione e controllo del lavoro intramoenia, inasprimento delle pene per i falsi certificati medici; applicazione dei principi di meritocrazia a medici e insegnanti; controllo serrato delle assenze dal lavoro; riorganizzazione degli orari di lavoro; adeguamento contratti e retribuzioni ai settori privati; ristrutturazione del sistema scolastico locale (le scuole di quartiere non consentono economie di scala); sistema di borse di studio per le eccellenze; ecc.
7. Riduzione del carico fiscale. Abolizione dell’Irap (anticostituzionale, penalizzando quel lavoro su cui si basa la nostra Repubblica), riduzione di Ires e Irpef; ristrutturazione del sistema di tasse e imposte.
8. Inasprimento delle sanzioni per gli evasori; equiparazione dell’evasione alla truffa ai danni dei cittadini; espropriazione del patrimonio degli evasori; reinserimento del reato penale di falso volontario in bilancio, ecc.
9. Rilancio del sistema economico del paese, partendo dall’unico settore che ne può valorizzazione gli enormi asset naturali e storici: il turismo; facilitazioni fiscali per i giovani; percorsi agevolati per i nostri talenti all’estero; abolizione di ogni supporto a fondo perduto per il Sud, introduzione di un sistema incentivante sulla tassazione degli utili e del lavoro; adeguamento delle infrastrutture nelle zone più scoperte (Sud);
10. Liberalizzazione del sistema economico, partendo dalle arti e professioni; abolizione del valore legale del titolo di studio, abolizione dei feudi notarili e similari, abolizione dei legacci sul lavoro per le imprese, che impediscono la meritocrazia e la libera circolazione dell’offerta di lavoro, istituzione di authority per il controllo del rispetto dei diritti dei lavoratori, ecc. dcc.

Poi, a cappello su tutto, un adeguato lavoro sulla costituzione, non solo per adeguarla ai tempi, ma anche per verificare che tutti i privilegi e vitalizi dati ai ladri di stato per quarant’anni non siano stati in qualche modo contro un principio fondamentale (art. 3) della costituzione: siamo tutti uguali! Se i privilegi dovessero essere riconosciuti come una violazione palese di questo principio, gli stessi dovranno essere adeguatamente rimborsati ai cittadini.
Ovviamente, un programma così ci racconteranno sempre che non è fattibile, che è complicato, che causerebbe disordini, ecc. ecc.
E allora teniamoci la barbarie in cui viviamo quotidianamente.

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