Il nuovo piano di sviluppo del turismo


Ho avuto il “piacere” di dedicare un sabato mattina alla lettura del nuovo piano strategico per il rilancio del sistema turistico italiano, redatto a cura del team presieduto dal (ex) Ministro Gnudi.
Nulla da dire sulla “struttura” e presentazione del piano, che sicuramente beneficiano del supporto consulenziale della BCG, mentre, a mio modesto parere, la sostanza del piano ha 3 difetti fondamentali, che lo rendono parecchio insufficiente:
1. non tiene conto degli ultimi 60 anni di storia della politica italiana, proponendo quindi soluzioni inapplicabili
2. mescola, non so se scientemente o ignorantemente, obiettivi e attività istituzionali (come quelli che dovrebbe avere un piano di questo tipo), con obiettivi e attività del libero mercato, che deve essere scevro da influenze pubbliche, se non per il framework entro cui muoversi
3. limita a poche generiche indicazioni il fulcro strategico del futuro del turismo, ovvero il mondo del web e dei social network
Andiamo per ordine

1. Politica
Uno dei problemi più importanti della perdita di competitività del sistema Italia è senz’altro dovuto alla delocalizzazione delle risorse e delle decisioni legate allo sviluppo dell’incoming turistico. Pensare di dare una sterzata brusca ad un sistema arroccato nei privilegi, sperperi e gelosie regionali con task force e tavoli tecnici significa mentire sapendo di mentire. L’unica possibilità di intervenire rapidamente sul declino dell’Italia dal punto di vista istituzionale e di evitare lo sperpero di denaro delle singole regioni è di centralizzare violentemente tutta la materia turistica, affidandola ad un Ente (l’Enit potrebbe andare bene) dove non vi sia la solita elargizione di poltrone ma ruoli organizzativi coperti da professionisti, in grado non solo di elaborare strategie, ma anche di implementarle con qualità ed efficienza. Ben venga la revisione del titolo V della costituzione, peraltro necessaria anche per altri argomenti, ma buona parte delle altre strategie organizzative sono inapplicabili in Italia, sia con i passati governi che con quelli che si prospettano (a tal proposito, credo proprio che anche il mio prediletto Giannino abbia sbagliato completamente la scelta fatta per il settore).
2. Ruoli istituzionali ed imprenditoriali
Anche lasciando da parte il mio liberismo convinto, non credo possano esserci dubbi sul fatto che un piano di questo tipo debba coprire l’incoming turistico (perdonate l’insistenza, ma vorrei ribadire che ci stiamo focalizzando su UN segmento della Travel Industry) soltanto a livello istituzionale, ovvero lasciando la parte di sviluppo di impresa a chi è deputato a farla. A meno che non si pensi di creare un IRI turistico, con aziende pubbliche operanti sul libero mercato, ma direi che la storia dovrebbe insegnare a sufficienza sulla questione.
Se quindi stiamo parlando di attività istituzionali, alcune strategie inserite nel piano appaiono illogiche e irrealizzabili: accordi commerciali (?? con quale società, chi offre di più?), creazione di un grande operatore incoming (?? che faccia cosa, gestito da chi, dalla politica come le varie Finmeccanica e Fincantieri etc.?), sviluppo del turismo congressuale, gestione dei flussi, etc., etc.
Quello che si chiede alla politica per il rilancio del turismo può essere di molto semplificato:
a) creare le infrastrutture fisiche e virtuali necessarie per operare serenamente e offrire servizi a valore aggiunto
b) ammodernare il posizionamento strategico del brand Italia, spendendo le risorse (tante o poche) con qualità
c) salvaguardare gli asset fondamentali del patrimonio turistico italiano, artistico, culturale, geografico, ecc.
d) promuovere efficacemente il brand a livello mondiale, dando supporto agli operatori incoming
3. Web e social
Leggere fra le azioni il potenziamento della RAI (aarghh) o l’incentivazione ai film stranieri, a fronte di quasi nulla su strategie legate al presidio e sviluppo della presenza sul web e sui social, fa chiaramente capire che questo nuovo piano sarà la consueta schifezza.
Le due frasette inserite circa il portale web o le app non possono essere sufficienti in un mondo che trova ormai nell’on-line la porta principale dell’informazione e della promozione. Il sito dell’Australia è in tal senso un esempio di eccellenza.

Insomma, come avrete capito, sono estremamente scettico sulla bontà e realizzabilità di questo piano, molto carente – e sbagliato – su troppi aspetti.
Soluzioni? Diverse, ma soltanto se si vuole davvero fare qualcosa e non limitarsi al classico progettino di consulenza che fa bene solo ai venditori di fumo.

2 risposte a Il nuovo piano di sviluppo del turismo

  1. luciano ardoino scrive:

    Ho letto molte cose vere, grazie! 🙂

  2. Antonio Piano scrive:

    sono d’accordo anch’io che la politica non si debba immischiare se non a livello di potenziare le infrastrutture, facilitare il compito degli addetti ai lavori, rendere appetibile il brand “Italia” a livello mondiale…..
    meno nepotismo, più meritocrazia……ad ogni compito la persona più adatta e più competente tecnicamente, basta ai mantenuti della politica.

    grazie per gli interessantissimi spunti nell’articolo, concordo con il dott. Ardoino nel dire che ci sono molte cose vere.

    cordiali saluti

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