La zavorra, strutturale e genetica


Oggi sono usciti due interessanti dossier sul Sistema Economico Italiano: il primo è l’analisi del Sole 24ore sui bilanci delle società pubbliche che pesano per circa 1 miliardo di Euro sui conti pubblici; solo il 56% di queste sono in utile (in riduzione), mentre le altre sono tutte in perdita. Quindi quelle in perdita pesano molto di più ed alla fine paga sempre Pantalone, nonostante i facsimili di tecnici che ci ritroviamo si affannino a promulgare decreti legge per i quali le società private, secondo loro di comodo, in perdita per più di tre anni devono essere chiuse. E quelle pubbliche? Quante scappatoie troveranno per tenerle in piedi con tutti i loro parassitismi grazie alle nostre tasse?

Il secondo dossier è quello della Stampa, dove emerge come le Aziende italiane, sovraccaricate di tasse, all’estero avrebbero utili maggiori per almeno due terzi. Se introietto questa analisi, significherebbe avere a disposizione almeno 400k euro l’anno in più, equivalenti ad almeno 10 FTE, continuando a pagare comunque un bell’ammontare di tasse.
Se queste due analisi confermano, se mai ce ne fosse bisogno, il nostro ruolo di sudditi di uno stato ladro invece che di cittadini, ci sono altri due esempi che voglio citare di una zavorra mentale del suddito medio che è la più demoralizzante rispetto alle speranze di sollevamento e crescita del nostro Paese.
Il primo è l’esempio di una lavoratrice part-time che, dopo aver scoperto di essere incinta, chiede di poter rinunciare al part-time per poter beneficiare del congedo di maternità con il massimo dello stipendio. Tanto paga Pantalone, esattamente come avviene per le perdite delle società pubbliche, comunali e statali.
Il secondo è l’esempio costante degli insegnanti di ruolo delle elementari, contraddistinti dalle seguenti caratteristiche facilmente riscontrabili:
– la maggior parte sono del sud Italia, il che significa che al Sud hanno i migliori punteggi, ovvero sono più intelligenti oppure i punti vengono regalati
– pur di avere il ruolo fisso accettano il trasferimento al nord, ma poi, grazie a malattie, permessi, congedi, ecc., sono per lo più fantasmi occasionali, obbligando gli alunni a sorbirsi tutta la gestione dei supplenti, precari per definizione
– buona parte delle giovani insegnanti del sud, poco tempo dopo aver ottenuto il posto fisso, chissà com’è vanno in maternità e riescono, fra anticipate, permessi e pareri medici, a sparire per circa 3 anni.
– nessuna programmazione per queste assenze, quindi il numero di giorni senza insegnamento è in drammatica crescita
Poi però i precari protestano contro lo Stato, mica contro quella massa di persone che fa di tutto per impedire il corretto funzionamento della scuola, beneficiando delle sovvenzioni statali basate sui nostri soldi.
Il vero problema è che con questa mentalità dello stipendificio senza lavorare, l’Italia non andrà mai da nessuna parte.
Solo un sano sciopero fiscale, con crollo di ciò che oggi sostiene il parassitismo può indicarci la dolorosa via d’uscita e liberarci da quella zavorra genetica che affligge il cittadino comune, non solo la classe politica

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