Previsioni funeste dell’estate che verrà


Riporto l’analisi dello scenario politico-economico di Giannino; che ognuno si faccia le proprie idee.
Da più parti mi hanno detto che sto dedicando troppo tempo ai temi generali (peraltro con posizioni di parte…una posizione è sempre di parte, se uno ha una propria idea) e poco a quelli del settore travel.
Può essere, ma il problema è che una delle regole di base per un qualsiasi piano imprenditoriale è di tenere in considerazione lo scenario macro-economico in cui l’impresa si muove e si muoverà e questo è il motivo per cui molte imprese scappano dall’Italia o non vi investono.

Con un governo tecnico che ha fatto gli stessi danni dei precedenti e con una zona Euro in condizioni critiche, come si fa a non preoccuparsi per le sorti delle proprie imprese? La pressione fiscale e la crisi economica generale stanno già distruggendo il turismo outgoing (italiani in vacanza), con forti conseguenze sulla sopravvivenza delle imprese (tour operators e agenzie); va un po’ meglio all’incoming solo perché si mantengono i flussi turistici in ingresso, ma per quanto, senza visione e strategia del sistema Paese che è il “prodotto” acquistato dai consumatori? E gli altri segmenti (business travel, incentive, congressuale, ecc.) sono comunque tutti influenzati da questi fattori, ognuno con particolarità proprie. Cosa succederà a tutte le imprese in caso di peggioramento della crisi dell’Euro-zona? Chi ha investito nella ristrutturazione del proprio hotel come sosterrà l’aumento della pressione fiscale a fronte di una contrazione della domanda e del pricing?
Chi dovrebbe investire per migliorare la qualità dei propri servizi o in web-marketing per portare la propria offerta nel nuovo mercato social oriented, con che coraggio potrà farlo senza sostegno delle banche e sapendo che la gestione finanziaria è una delle cause principali di fallimento delle imprese?
Certamente potrebbe valere la pena applicare le analisi di scenario ai singoli segmenti, e magari nei prossimi post lo farò, ma il tema vero è che nel nostro Paese manca un interlocutore serio e preparato che possa creare quelle condizioni di tranquillità infrastrutturale sulle quali sviluppare un piano di impresa con un orizzonte temporale solido o definito almeno di medio termine.
Oggi, in Italia, è impossibile e la differenza la vediamo anche nel turismo: il post di Roberta Milano evidenzia l’abisso fra un Paese con una visione, una strategia e un’operatività concreta e un Paese – l’Italia – con una classe politica e un governo tecnico rappresentanti il vuoto cosmico.

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