Aspettando Point Break


Sono stato accusato di aver dimenticato l’origine di questo blog, che dovrebbe parlare di travel e non di politica o economia; il problema è che una visione del futuro nel mondo del turismo è offuscata da una situazione talmente difficile ed imprevedibile da rendere impossibile qualsiasi seria progettazione. Quindi continuo a parlare dello scenario dentro al quale imprese e cittadini sono costretti a muoversi.
Gli errori del governo tecnico e l’immobilismo del popolo sono talmente tanto evidenti nella loro contraddizione in una situazione di grave crisi che diventa quasi imbarazzante cercare di dare una spiegazione a ciò che il Paese sta vivendo.
Imbarazzante perché alla fine l’ignavia degli italiani è riconducibile a due macro fenomeni: l’evasione e le rendite. Sull’evasione c’è poco da dire, se non che ogni stima sull’ammontare dell’economia sommersa è abbondantemente in difetto rispetto alla realtà (basta che ognuno pensi agli accadimenti giornalieri relativi alla propria spesa per capirne la portata effettiva) e che lo stato di polizia inasprito dall’esimio Professore nulla risolverà, anzi, non farà che incentivare l’evasione anche di tutti gli onesti che dovranno ricorrere alla propria fantasia e pensiero laterale, di cui l’Italia è maestra, per sopravvivere. Riporto a tal proposito un interessante articolo del consueto Chicago Blog, rispetto al quale aggiungo solo che, prima o poi, questa situazione arriverà al punto di rottura con conseguenze drammatiche per coloro che ci stanno portando nel baratro.
L’altro fattore è quello delle rendite, ovvero, come ben descrive Alvi nel suo libro, il nostro Paese non è più basato sul lavoro ma sulle rendite derivanti da risparmi/investimenti precedenti o dall’insana mano dello Stato nell’economia, attraverso l’attivazione di sistemi pensionistici iniqui e insostenibili. In ogni caso, nulla si potrà fare fino a quando la ricchezza che attualmente sostiene debiti, parassiti della spesa pubblica (la Camusso dovrebbe usare la parola civile per intervenire sulle rendite parassitarie da loro create e difese, a danno di chi lavora davvero) ed economia non si sarà prosciugata. Dai calcoli di Alvi ci vorranno un paio di decenni, a meno che il processo non si velocizzi per la fuga dei capitali e per eventi traumatici (speriamo solo dal punto di vista economico).
In tutto ciò, il fastidio più grande non è tanto verso chi sta in fila per tre, ma per quei bacchettoni che dovrebbero avere le competenze di base per risolvere il problema (leggasi l’interessante articolo di Coco sempre su Chicago Blog) e che invece fanno di tutto per peggiorarlo, senza rendersi neppure conto di ciò che rischiano in caso di situazioni degenerate.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: