Pensieri e azione


Uno dei più diffusi difetti manageriali è l’immobilismo, spesso figlio dell’incapacità decisionale e del timore nell’assunzione delle responsabilità.
C’è però un’area dove anche le persone più decisioniste contravvengono clamorosamente al loro credo ed alla loro natura, ovvero l’area dei rapporti con coloro che, votati dai cittadini, dovrebbero governare per il bene di tutti. Sono ormai anni che appena si entra in questi argomenti con la maggior parte degli amici e conoscenti i lamenti verso una classe politica indegna di rappresentarci diventano il leit motiv della conversazione.

Ultimamente questi lamenti sono diventati sempre più forti e si sono caricati di una rabbia e di uno sdegno ben rappresentati dalle grida di Oscar Giannino in chiusura della sua trasmissione di ieri.
Eppure, dal pensiero all’azione c’è un vuoto clamoroso, un immobilismo decisionale che scarica su tutti noi cittadini, stufi di questa vergogna, la vera responsabilità dello status quo. In nessun altro campo della nostra vita lasciamo che i problemi si incancreniscano a questi livelli senza fare qualcosa per risolverli.
Se ragioniamo a mente fredda sul futuro dei nostri figli in questo Paese, non possiamo escludere evoluzioni cruente, perché non esiste destra o sinistra, non esistono tribù buone e tribù cattive: l’intera classe politica, locale o nazionale, è connivente nell’incapacità e nel ladrocinio ai danni del cittadino, perpetrato in mille rivoli ben più importanti di quelli che ci propinano giornalmente sui media e che servono soltanto a distogliere lo sguardo dalle loro innumerevoli malefatte. Data questa situazione, se non facciamo qualcosa noi, l’unica via di uscita sarà qualche evento traumatico e drammatico, che non dovremmo mai augurarci.
La decisione vergognosa di ripristinare il FUS aumentando le accise sui carburanti e quindi aumentando ancora la pressione fiscale sul cittadino grida vendetta!
Ed è un insulto alla decenza, all’etica ed all’intelligenza sentire persone come Mr. Pionati, capogruppo dell’ennesima alleanza del cerchio, che ci vengono a raccontare che siamo in un periodo di vacche magre, che non ci sono soldi e che hanno ridotto tutto all’osso e non c’è più niente da tagliare. Ma chi pensa di prendere per i fondelli? Ma pensa che non siamo a conoscenza degli stipendi di tutti coloro che girano intorno alla politica? Degli uscieri e portaborse di palazzo? Dei doppi stipendi per doppi lavori fantasma di sindaci e deputati? Dei finanziamenti trasversali ai partiti erogati nonostante un referendum abrogativo? Della pensione a vita ai barboni che stanno in Parlamento dopo 2 anni e mezzo di legislatura quando i cittadini normali non sanno se mai ci arriveranno? Di tutto ciò che erogano a destra e a manca attraverso finanziamenti di cui nessuno sa mai nulla o quasi (vedere la lista dei giornali finanziati e il milleproroghe, please)? Degli sprechi in tutte le amministrazioni, a partire da quella spesa turistica di cui abbiamo recentemente parlato?
Siamo in tanti a essere stufi, ma siamo in tanti a non fare nulla. Spesso mi sono chiesto, ma cosa possiamo fare?
Non ci sono risposte univoche, ma solo mille verità che forse mai convergeranno in un movimento unitario. Certo è che se dovessimo applicare le regole di base della managerialità o il molto più semplice buon senso, dovremmo essere coscienti del fatto che quando una situazione è particolarmente ingarbugliata, la soluzione più rapida è resettare e ripartire da zero.
Lo facciamo anche con il computer quando si impalla.
Per resettare i cialtroni che ci governano, l’unica soluzione sarebbe di mandarli tutti a casa. Come? Io ho solo due idee: non andare a votare alle prossime elezioni, sperando ci siano presto, o organizzare uno sciopero fiscale di tutti per anche un solo mese.
Il problema è: ma dopo?

Una risposta a Pensieri e azione

  1. paolo falconi scrive:

    e se votassimo per esempio un Mario Monti? al di fuori di questa dittatura della nostra classe politica.

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