Meditate gente, meditate


Ho letto un post sull’evoluzione del princing nel mondo alberghiero che non richiede commenti ulteriori.
Riporto il link e il testo per intero.
Buona lettura.


Cara Prof. Ganziale,

da circa tre anni seguo, con particolare interesse e attenzione, le dinamiche e lo sviluppo delle tecniche di vendita e comunicazione del turismo on-line, sai tu con quanta dedizione.

Seguo con particolare interesse i tuoi accorati inviti, in particolare ai destination manager, circa la buona pratica per la gestione della presenza e della reputazione on line.

Sono attento alle tecniche di revenue e non disdegno frequentare sedicenti “disintermediatori” e affermate OLTA internazionali che predicano:

– Cura la brand reputation;
– Inserisci immagini migliori e accattivanti della struttura;
– Cura la descrizione della struttura;
– Offri la parity rate su tutti i canali;
– Realizza un sito che converte.

Dopo aver seguito tutti questi consigli e attuato tutte le best practice, nulla è più importante dell’offerta, sì l’offerta. Dopo aver pagato profumatamente sito, commissioni (dal 10% fino al 35% in alcuni casi) bisogna entrare nel girone infernale dell’offerta.

In passato avevo pensato che unire una serie di servizi al turista/ospite, offrendo un pacchetto che avesse un valore aggiunto a livello di opportunità di viaggio, sarebbe stato sufficiente per garantire un margine onesto mantenendo un buon rapporto qualità/prezzo. E se tutto questo non bastasse più?

Le OLTA e i sedicenti “disintermediatori”, rilevando livelli d’occupazione bassi, invitano a una serie di operazioni che hanno del brivido, ti elenco le ultime proposte:

Stay 2 save 20%, Stay 3 save 30%, stay 4 save 40%, ai quali devi aggiungere la commissione del 30% circa.

Su 100 euro: 30 alla OLTA, 40 nel nulla, con 30 devi soddisfare l’ospite, pagare il personale e magari avere un ritorno sul capitale investito. Mi pare che il modo si divida in chi vende pur di vendere e chi compra pur di comprare. Credo che un fenomeno del genere meriterebbe alcune riflessioni.

In questi giorni all’Elba (meta che nell’immaginario collettivo è una destinazione costosa) si può prenotare una struttura tre stelle a 28 euro al giorno in doppia, l’acquisto si può fare tramite una OLTA che, nella migliore delle ipotesi, si prende il 18% di commissione. Con 23 euro l’albergatore deve organizzare un servizio che, quanto meno comprenda una prima colazione (cameriere) e un allestimento camera (cameriera) e magari mettiamo un segretarino al ricevimento. Chi guadagna in tutto questo ambaradan? (ambaradan si potrebbe anche sostituire con bunga-bunga)

Un’altra nota scoraggiante l’ho letta ieri, questa è tratta da City Milano:

“Ora l’hotel si prenota senza saperne il nome (e la tanto osannata reputation che fine ha fatto? nda), risparmio on line fino al 75%” e si parla della formula inventata da una famosa OLTA che consente agli albergatori di abbassare il proprio prezzo senza “perdere la faccia” e sfuggire alla dura legge della parity rate. Ne avevo già parlato più di una volta sul blog. Questa famosa OLTA precisa che il 10% del prenotato passa attraverso questa formula con una crescita del 51% (superiore assai alla crescita media del settore on line)

Ma ci sono anche altre Olta che si affacciano a questo sistema, guarda questo post.

Dunque mi chiedo:

– È giusto continuare a predicare che gli albergatori devono efficientarsi in particolare a livello di qualità per ottenere una buona reputazione su internet?
– Quanto vale in questo contesto investire in qualità piuttosto che in scontistica?
– In quanti anni si può far valere la qualità sulla scontistica?
– I consumatori sono consapevoli che una camera in hotel 4 stelle a 36 euro, come da ultima newsletter ricevuta, è venduta sotto costo, è un’offerta non ripetibile e che se tale tariffa divenisse standard si dimezzerebbero i posti di lavoro nel turismo?

Un cameriere, la settimana scorsa, parlava con un ospite dell’hotel dove ho alloggiato: sono qua, sottopagato in attesa di tempi migliori… non è una coincidenza che il prezzo che ho pagato fosse abbastanza basso?!

Quando in settimana, cara prof ganziale, ti ho invitato a cambiare interlocutore volevo farti partecipe del fatto che bisognerà istruire il turista a un acquisto etico del viaggio: prenotare una vacanza in un hotel familiare di ottima qualità a bassissimo prezzo solo perché i quattro ipotetici familiari/gestori lavorano in hotel 24 ore su 24, 365 giorni all’anno, e ringraziarli perché ti hanno fatto anche la torta della nonna in casa, è un po’ come comprare il pallone a basso costo cucito dal bimbo coreano o vietnamita a due dollari al giorno.

Cara prof. è un marketing duro quello del turismo, ecco perché bisognerebbe, quando si parla di prezzi e offerte, sapere un po’ fino a quale livello, se è giusto che ce ne sia uno, è tollerabile dimenticarsi della dignità di chi lavora.

Chiudo con questo dato di Federalberghi, alla faccia del revenue: – GENNAIO-DICEMBRE 2010: +0,4% di presenze (ed il -2,4% di lavoratori – di cui -3,6% a tempo indeterminato e -0,7% a tempo determinato).
Che utilità ha un settore che non produce lavoro? Lo sai prof. che ogni 100 colleghi che avevo a gennaio 2010, 4 da dicembre sono senza lavoro? Lo sai cara prof. che nel settore ricettivo si verifica la più alta evasione fiscale?

I turisti e le OLTA quando gongolano tra le offerte, le sanno queste cose, oppure fanno finta di non saperle?

Un caro saluto, ci vediamo presto

2 risposte a Meditate gente, meditate

  1. Robi Veltroni scrive:

    Grazie per la citazione Davide!🙂

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