Il Palazzo triste.


Settimana scorsa, dopo un lungo periodo di rifiuto totale del mondo associativo e politico-relazionale, decisi di investire nuovamente un po’ del mio tempo per verificarne lo stato di salute ed i contenuti. Così, armato di pazienza e buona volontà, partecipai alla riunione di Federturismo per ascoltare le comunicazioni del Presidente.

Dato che faccio ancora fatica a capire il senso di quella riunione, se non la commiserazione reciproca dei partecipanti sulla indecente situazione, a tutti i livelli, del nostro Paese, cerco di sintetizzare per punti tutto ciò che mi ha convinto di aver perso un’altra mezza giornata di lavoro e della conseguente necessità di riassentarmi per un lungo periodo da siffatti conclavi.

Premetto soltanto, e questo è forse ancora più triste, che da tutta la vicenda ho tratto l’impressione che Winteler sia un’aziendalista prestato al mondo associativo, affranto per l’impossibilità di gestire con logiche manageriali l’associazione e i suoi piani di sviluppo, necessari per il raggiungimento degli obiettivi dati. Comunque, diciamo che, almeno, non mi è venuta voglia di mandare a stendere il Presidente.

Torniamo ai punti essenziali.

1. Federturismo, al pari delle altre associazioni, ha lo stesso grave difetto del mercato: l’eccessiva frammentazione. In riunione c’erano solo due operatori significativi del mercato e anche guardando la lista completa degli associati mancano molti dei più importanti, sparpagliati fra le altre sigle e congreghe esistenti
2. Oltre alla frammentazione, nella gestione operativa delle associazioni, esiste il problema fondamentale della presenza delle aziende. Alle riunioni partecipano troppo spesso rappresentanti di enti pubblici o similari e troppo poco i manager operativi che stanno sul mercato e la causa principale è che questi ultimi non hanno tempo da perdere, come sempre accade in queste riunioni.
3. Se l’analisi del business system del travel necessita di una segmentazione spinta a matrice specializzazione/fase per poter comprendere appieno le differenti esigenze gestionali, il mondo associativo del turismo non può separare i vari segmenti o, se lo fa, ciò deve avvenire all’interno di una stessa confraternita. Infatti, come Winteler ha fatto giustamente notare, il rilancio del comparto in Italia non può prescindere da una collaborazione fra i vari segmenti e l’incapacità del mondo politico e istituzionale in genere di comprendere la valenza di INDUSTRIA del travel deve essere superata con un approccio unitario, in grado di dimostrare e far valere il peso dell’insieme degli operatori. Invece, la realtà è che per il solo segmento delle agenzie di viaggio esistono 3 sigle associative: Assotravel, Fiavet, Ainet. E nessuna funziona, almeno per ora.
4. Pare che il piano di rilancio del turismo di Federturismo sia il primo del genere… Mi associo a Winteler nell’essere tristi per questo, così come concordo con lui che l’efficienza di gestione di una qualsiasi impresa, pubblica o privata, deve partire dalla chiarezza di mission, obiettivi e strategie, ovvero da un Piano Industriale. Dissento però fermamente dal ritenere quel poco che ho visto del piano un vero piano. Quello che ho visto è un’aggregazione di idee il cui unico obiettivo è quello di fantasticare su quanti miliardi di PIL in più il settore potrebbe portare, ma la declinazione di mission, obiettivi specifici, strategie di riferimento e attività applicate non c’è. Sì è vero, è stato detto che il piano è perfettibile, come qualsiasi piano, ma dubito fortemente che Winteler approverebbe un documento del genere se fosse presentato dai manager della sua Azienda. Se poi il tema è che fa figo dire che c’è e che PWC non è costata e che ora dobbiamo diffonderlo e che gli altri non hanno fatto nulla, allora va bene, ma non chiedetemi di perorarne i contenuti. Con ciò non voglio dire che il piano non sia necessario, lo è, ma facciamolo come si deve, oppure datemi una copia completa dello stesso da leggere nel caso mi sia perso colpevolmente qualcosa.
5. Chiacchiere, lamentele, pressioni e tutto quanto di inutile, per sua ammissione, Winteler ha fatto durante il suo mandato non sono serviti a nulla. Forse, allora, dovremmo cambiare strategia e l’unica strategia possibile per ottenere qualche cambiamento dal mondo politico è solo la coesione degli operatori e l’attuazione di decisioni forti.

Utopia, per cui torniamo a concentrarci sull’operatività aziendale, tenendo conto del suo triste contorno ambientale.

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