Il business dei convegni


Nel recente travagliato biennio, il segmento travel dei meeting, incentive e congressi (abitualmente chiamato MICE dagli addetti ai lavori) è stato uno dei più penalizzati, per l’ovvia ragione che, operando soprattutto di supporto ad iniziative di marketing interne, sui clienti o sugli stakeholders, ha subito le contrazioni e i tagli più importanti da parte delle aziende in preda al delirio del cost cutting.

La ripresa del 2010 non appare certo convinta nè strutturale, anzi si può parlare forse di contenimento della crisi, con trend che si avvicinano al piattume totale.

Eppure, saltando da una liana ad un’altra nella giungla di informazioni che è ormai diventato il web, con i social network rappresentanti fantastici di una vegetazione avvolgente, sembra che ogni giorno, da qualche parte nel mondo, ma soprattutto in Italia, ci sia un convegno, in particolare sul turismo: web, marketing del turismo, social, incoming, codici etici, associazioni, marketing del territorio e chi più ne ha più ne metta. Se poi, oltre al settore travel, consideriamo anche tutti gli altri settori, il segmento di chi organizza questi mega raduni dovrebbe essere fiorente.

Dato però che non è così, la materia si presta a qualche riflessione. Diamo ovviamente per scontate un paio di considerazioni (obiezioni che mi saranno rivolte): coloro che si spostano per raggiungere il convegno probabilmente si auto-organizzano o comunque i loro viaggi si annegano nel mare magnum del cosiddetto business travel (e l’organizzazione in loco?); chi organizza convegni nel mondo del travel se li prepara da solo (mah?…)

Le riflessioni dovrebbero invece scaturire da alcune domande che, dopo aver letto dell’ennesimo convegno, dovrebbero nascere spontanee: ma quanta gente davvero vi partecipa? ma quanti sono davvero utili per la conduzione del business di tutti i giorni? ma quanti sono davvero utili per la vision delle aziende? ma chi vi partecipa, quanto tempo libero ha e che produttività aziendale rappresenta? ma quanti offrono testimonianze di persone che hanno FATTO o FANNO qualcosa di concreto nel mondo imprenditoriale o manageriale? ma quanto spendono le PPAA per realizzare questi convegni? e quali risultati/benefici ne ottengono al di là delle solite informazioni teorico-populiste che dovrebbero, peraltro, già essere abbastanza note ad un amministratore?

Insomma, nel marasma della comunicazione a tutti i costi, ogni tanto mi viene il dubbio che l’arte di comunicare stia diventando complice del dolce far niente…

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