Gli ambulanti da spiaggia.


Difficile trovare argomenti veramente nuovi per il mondo del web-blog; al massimo si possono trovare nuove interpretazioni di notizie non nuove. In questo caso nè l’uno nè, probabilmente, l’altro. Però non posso esimermi dal ritornare sulla problematica dei venditori ambulanti, abusivi, in spiaggia, sia perché alcuni fatti recenti dimostrano l’impatto che determinate situazioni possono avere sul turismo e sull’immagine del nostro Paese all’estero, sia perché le stesse situazioni hanno un impatto immediato e diretto sulla vita dei bagnanti, sia giornalieri che del week-end, ovvero della gran parte della popolazione italiana (ai residenti lungo le coste dobbiamo infatti aggiungere i pendolari del turismo del fine settimana).

Il fatto conosciuto da tutti è il seguente: nel giugno scorso, in una ridente località della costiera romagnola, una turista austriaca, incautamente avventuratasi nell’acquisto di un oggetto da un venditore ambulante non autorizzato, si è vista appioppare dal solito zelante funzionario pubblico locale (vigile urbano) una multa di 1000 euro. Il tema è particolarmente scabroso, come i molti di pacata obiettività e raziocinio immaginano, perché può far scatenare le solite orde di tribalismo ideologico o provinciale, in un senso o nell’altro.

Io vorrei fare solo due considerazioni, legate appunto l’una al tema turistico, l’altra a quello personale.

Il tema del turismo

E’ vero che la legge non ammette l’ignoranza, per cui chiunque vada in un paese straniero dovrebbe conoscere le norme del paese stesso, però io credo sia ben più importante che la legge non ammetta la cecità! Mi spiego meglio, se una turista straniera viene in una spiaggia italiana dove circolano liberamente e tranquillamente centinaia di venditori ambulanti abusivi, come può anche lontanamente pensare che tutto ciò sia illegale e che nessuna autorità pubblica si preoccupi di evitare il fenomeno? E cosa dovrebbe poi pensare quando la stessa autorità che accetta passivamente (o forse attivamente) questo comportamento è poi così solerte nel multare la stessa turista che acquista incautamente un prodotto che, in quanto costantemente offerto alla luce del sole, è stato parimenti ritenuto lecitamente offerto?

Vorrei poi evitare ogni commento sui vigili urbani che hanno proseguito nel multare una turista evidentemente straniera….chissà, magari è come le multe per eccesso di velocità: avranno avuto l’input da qualcuno di fare cassa …

Certo è che l’opinione della turista ben difficilmente sarà positiva sul sistema Italia, nonostante la lodevole iniziativa degli albergatori e commercianti locali che si sono auto-tassati per pagare la multa (siamo proprio in Romagna…in Liguria dubito sarebbe successo). Senza parlare di quei turisti che magari non hanno piacere di essere disturbati da un fenomeno di vendita ambulante che a volte diventa fastidioso e invadente, soprattutto considerandone l’illiceità (vedi tema personale).

Il tema personale

Sulla problematica dei “Vu cumprà” si potrebbe aprire un dibattito persino più acceso di quello su Berlusconi, dato che lascia ampio spazio ad opinioni avverse che oscillano fortemente dall’estrema destra all’estrema sinistra: razzismo, condizioni di difficoltà di questi venditori, lassismo dell’autorità pubblica, sostegno alla malavita che li sfrutta, immigrazione clandestina, ecc. ecc.
Voglio evitare accuratamente di entrare in queste discussioni sul web  e mi limito pertanto a premettere che non ho nulla in generale contro queste persone, in gran parte provenienti da condizioni difficoltose nei loro paesi di origine (quasi sempre africani) e spesso anche bravissime persone (almeno quelle con le quali ho parlato direttamente).

La posizione però non può essere favorevole all’attuale gestione del fenomeno, per due semplici ragioni:

è contro la legge, perché se vendere in quel modo è abusivo qualcuno mi deve spiegare perché tutto ciò è tacitamente consentito. Se un venditore ambulante regolarmente autorizzato si permette di mettere il banchetto in qualche spazio oltre quelli concessi, viene puntualmente sanzionato. E sono certo che se dovesse mettersi a fare lo stesso lavoro in modo itinerante sulla spiaggia sarebbe sanzionato in modo ancora più rilevante, perché la sua notorietà anagrafica consentirebbe allo stato di intervenire con mille modalità. Allora questa è discriminazione contro chi lavora correttamente e spregio della legge, cosa della quale c’è tutt’altro che bisogno in Italia. E non ci vengano a raccontare ancora le frottole sulla difficoltà di controllare il fenomeno, perché è una delle più grosse castronerie mai sentite.

è contro la “privacy” intesa in senso generale come quella di chi vuol stare tranquillo sotto l’ombrellone a leggersi un libro o a dormire. Questo ormai non avviene più perché, con dati alla mano, posso dimostrare che nelle spiagge della riviera ligure-toscana c’è un passaggio di un venditore ambulante ogni 5′. Anche in questo caso qualcuno dovrebbe spiegarmi perché io debba essere obbligato a subire un disturbo continuo quando la legge dice che quel tipo di disturbo è vietato. Se almeno fosse regolare, potrei liberamente scegliere se andare sotto l’ombrellone o rinchiudermi in casa. E a chi mi dice che comunque è una sorta di beneficenza, rispondo che non esiste la beneficenza illegale o illecita e che vorrei almeno avere la libertà di scegliere come farla. In Italia si parla tanto del rischio, farlocco per il fatto stesso che se ne parli, di limitazioni della libertà di stampa, ma è molto più grave la costante e continua violazione delle libertà individuali in spregio alle normative che vengono regolarmente calpestate.

E ora, apriamo le danze della polemica….

4 risposte a Gli ambulanti da spiaggia.

  1. mix scrive:

    Davide, grazie per lo spunto.
    In realtà oltre ad essere un mercato illecito e lesivo della privacy, queste settore rappresenta un vero e proprio danno all’economia italiana.
    D’altronde mi permetto di aggiungere che l’effetto moltiplicatore dei venditori è determinato dall’incremento delle vendite dei falsi (borse e orologi copiati dalle solite note griffe) che in alcuni casi inducono i venditori a specializzarsi, studiando il proprio target per fidelizzarlo.
    Faccio un esempio di vita recente: la scorsa settimana ho trascorso il week-end in una nota località balneare toscana, dove i “vu cumprà” da te definiti, sono davvero numerosi e il loro passaggio è di gran lunga inferiore ai 5’, non solo, soffermandomi con un paio di loro in una conversazione ho scoperto delle vere anime imprenditoriali.
    I due soggetti di riferimento sono specializzati uno nella vendita di borse e l’altro nella vendita di orologi. Entrambi presidiano la località da anni, conoscono bene le novità di prodotto del mercato lecito e propongono diverse categorie di falsi in base alla capacità reddituale del cliente. Questa scelta è determinata dal bagno frequentato e dalla tipologia di richiesta ricevuta.
    E ancora conoscono bene la clientela con la quale si intrattengono anche solo per due chiacchiere rilassate con una frequenza plurisettimanale, garantiscono l’assistenza nel post-vendita per eventuali riparazioni, sostituzioni e talvolta permute, accertandosi così che il livello di soddisfazione del consumatore sia sempre elevato.
    Dunque un mondo imprenditoriale parallelo da milioni di euro che per il suo peso economico e per il coinvolgimento di soggetti forse di rilievo, continuerà a convivere con il lecito, lasciando l’abbaglio della comminazione di multe, riservate come al solito a pochi consumatori.

    Concludo con l’ultimo commento fatto da uno dei due venditori, il quale mi ha sottolineato come la relazione con gli esercenti non sia conflittuale e che in particolare con un noto orefice del luogo condivide le scelte sui prodotti da esporre, sulla base delle richieste di villeggianti facoltosi. Sarà una bufala?

    A presto
    Mix

  2. Davide Rosi scrive:

    Caro Mix,
    ti dirò che se dovessi scommettere, lo farei a favore della sinergia fra ambulanti e commercianti… in fondo, quello che ha sempre salvato questo Paese, è la grande inventiva e flessibilità dei suoi abitanti. Insomma, la vecchia “arte di arrangiarsi”.
    Speriamo che basti ancora per molto tempo….

  3. hussain scrive:

    queste persone non fanno niente di illegale,è proprio qui che noi pensiamo male perche queste persone guadagnano quel poco che possono in modo corretto sudando sotto il sole per intere giornate e sperando al fine del mese di mandare qualcosa per i loro figli e loro madri.Il nostro pensiero va contro queste persone quando i nostri occhi e la nostra mente per (gelosia/razzismo) vedono questi poveretti che guadagnano senza pagare quelle tasse che ogni persona paga,ma ditemi una cosa secondo voi queste persone possono permettersi di registrare una partita iva e pagare il commercialista ecc ecc ecc,la risposta è NO.e poi MIX sappiamo tutti qual è il fattore che reca danno all’economia italiana non questi poverini che manco rappresentano una piccola percentuale di economia.

    • Davide Rosi scrive:

      Caro Hussain, nessuno ha questionato sulle persone in quanto tali, o sulle loro difficoltà economiche e civili nei paesi di origine, ma sui principi che sottostanno, in senso generale, all’attività che svolgono.
      Una sana democrazia si basa su un insieme di leggi e regolamenti che tutti devono rispettare, nonché sulla certezza dell’operato della giustizia. Se nel nostro Paese ci sono delle regole, queste devono valere per tutti e non solo per alcuni. Se queste persone hanno bisogno di essere aiutate, il sistema non è certo quello di consentire loro lo svolgimento di attività illecite (lo è anche la vendita ambulante non autorizzata).
      E l’altro punto fondamentale è che una qualsiasi attività non può essere lesiva della libertà altrui, compresa quella libertà di voler essere lasciati in pace. Se almeno ci fosse una legge che consentisse lo svoglimento libero dell’attività ambulante in spiaggia, le persone potrebbero essere libere di scegliere di non andarci per non essere disturbate.

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