Vacanze e dintorni


La pazza idea di prolungare le vacanze scolastiche a tutto settembre ha scatenato una miriade di commenti nel mondo 2.0, la maggior parte sconcertati o ironici, alcuni, purtroppo anche di apparenti professionisti del travel, favorevoli.

Fra i tanti che ho letto, alcuni basavano l’apprezzamento dell’idea sul presupposto di voler aiutare gli stabilimenti balneari.

Tralascio di ripetere ciò che io o altri hanno già detto e scritto per spiegare l’assurdità della proposta e mi concentro brevemente sul tema degli stabilimenti balneari, condividendo un semplice pensiero generato dal commento di un collega milanese e dalla gita al mare di oggi.

Siamo alla fine di maggio, le giornate sono tornate ad essere splendide e soleggiate, abbiamo finalmente ripreso a fare i tuffi in mare e la nostra premiata (dalle bandiere blu) riviera ligure-Toscana è già affollata di vacanzieri, spesso stranieri.
Quei vacanzieri che, soprattutto dal nord Europa e dalla Germania, varcano i nostri confini, seppur se in numero sempre minore, già dal periodo Pasquale, grazie ad una gestione delle vacanze scolastiche sicuramente più favorevole alla destagionalizzazione del turismo.

I nostri stabilimenti balneari, quindi, potrebbero già beneficiare nei mesi di aprile e maggio (a parte quest’anno climatologicamente sfigato) di un discreto flusso di turisti che, se adeguatamente serviti e “coccolati”, potrebbero conservare un buon ricordo della nostra terra e della nostra accoglienza e tornare gli anni successivi o mandare parenti e amici.

Peccato che da noi la stagione balneare inizia per legge il primo di giugno e ciò, unito alla proverbiale incapacità imprenditoriale e di ospitalità della mia regione, fa sì che le spiagge siano desolatamente senza ombrelloni, senza servizi, spesso con le spiagge ancora da sistemare, alla faccia della bandiera blu.

Allora, forse, sarebbe più semplice cambiare qualche regola nel settore della balneazione per consentire a quegli imprenditori un po’ più svegli di ampliare il periodo di funzionamento dei servizi, rendendo un territorio splendido un po’ più ospitale anche fuori stagione e consentendo a molti stranieri di considerarci nuovamente competitivi rispetto agli altri territori.

Certo, ciò non sarebbe sufficiente a modificare subito la mentalità dei liguri, ma basterebbe che iniziasse qualcuno ad agire in modo più imprenditoriale per trascinarsi dietro tutti, a ciò costretti dai principi di sopravvivenza economica.

Ma forse sono i soliti sogni, trasformati costantemente in utopie dalle brillanti idee dei nostri governanti.

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