Le agenzie di viaggio: figlie di nessuno.


Credo che fra tweets, post, articoli e similari il problema delle ceneri vulcaniche e del loro impatto sull’economia del settore travel siano stati ampiamente citati, analizzati e discussi.

C’è solo un aspetto che anche in questa baraonda informativa ricorre e che, in quanto parte in causa, mi disturba: la totale ininfluente assenza delle agenzie di viaggi.

Nel Sole 24Ore del 20 aprile (giusto per fare un esempio, ma non c’è differenza con gli altri canali ed organi di informazione) si riportano in dettaglio le stime delle perdite causate dalle bizze del vulcano: fra i 100 e i 600 milioni per le compagnie aeree, 80 milioni per gli alberghi, 15 milioni per i Tour Operator, 20 milioni per l’alimentare, 8 milioni per il comparto fieristico. E le agenzie?

Per dovere di cronaca Giannetti, presidente di Assotravel, è riuscito a farsi citare dal Sole 24ore, dove ha stimato una perdita di circa 20.000 euro per agenzia. Peanuts, prese singolarmente.
Ma per il settore in generale? E per le imprese più grandi?

Non mi stanco di citare che esistono “agenzie di viaggi” di dimensioni paragonabili alle principali compagnie aeree (BCD Travel: 12 miliardi di dollari di fatturato per oltre 12.000 dipendenti, ed è solo la terza “agenzia” a livello internazionale) per cui, forse, bisognerebbe smettere di pensare al segmento distributivo come alla cenerentola del settore travel.

Facciamo peraltro un conto semplice: in Italia si stima l’esistenza di 14000 agenzie di viaggi. Diciamo che è un numero eccessivo e che la crisi economica lo ha ridotto drasticamente – e forse è vero – a 10000 unità. Supponiamo che la stima di Giannetti sia eccessiva e che la perdita per agenzia sia solo di 8-10000 euro. Il totale farebbe fra gli 80 e i 100 milioni di perdita a causa di questa situazione di emergenza ovvero saremmo secondi, neanche di tanto a seconda delle stime, dopo le compagnie aeree; ma nessuno lo fa notare, per cui le agenzie non vengono spesso neanche prese in considerazione.

Invece, la realtà è ben diversa e le agenzie, quelle specializzate in business travel soprattutto, sono state in prima linea nell’assistenza ai viaggiatori in difficoltà. Si è fatta pubblicità al numero verde di Alitalia ma nessuno ha detto che agenzie come BCD Travel hanno garantito l’assistenza a livello internazionale 24 H su 24 con oltre 300 persone disponibili solo a livello EMEA e 15 solo in Italia; nessuno ha detto che la maggior parte dei viaggiatori ha chiamato noi per cercare una soluzione e rientrare a casa ben prima di chiamare le compagnie.
E se ai numeri di BCD Travel dovessimo sommare quelli degli altri competitor, saremmo fra i più coinvolti dall’emergenza.

Dov’è la Fiavet, che dovrebbe tutelare la nostra categoria? Ancora a Malta a parlare di questioni inutili ed obsolete riprese solo dai giornali del settore? Almeno Assotravel ci prova, è poco considerata ma almeno una citazione su un articolo è riuscita a guadagnersela.

La realtà è che, a dispetto di numeri, internazionalizzazione, servizi, ecc., gli agenti di viaggio non hanno alcun peso nè economico nè politico e non riescono neppure a farsi rappresentare in modo adeguato.

Ognuno ha ciò che si merita.

4 risposte a Le agenzie di viaggio: figlie di nessuno.

  1. MP scrive:

    Ciao DR,
    Sugli 80 milioni del comparto alberghiero avrei qualcosa da ridere…ne siamo così sicuri ?
    avrei un esempio lampante, oggi per curiosità ( chissà chi mi ha inculcato le curiosità dei numeri,stime e pivot vari..)ho verificato qual’è fosse stata la perdita.
    Ops colpo di magia, abbiamo guadagnato il 12% di media occupazionale al giorno dal 19 al 22.04…non c’è bisogno che riporti i valori economici e di revenue.
    Ovviamente il mio è un singolo esempio e riguarda solo gli hotel della città di Milano in particolari giorni fieristici.
    Sono perfettamente con te, relativamente alla Fiavet e a chi dovrebbe rappresentare il settore e rispettare la percentuale di PIL generato da questo.
    Chi si occupa del Turismo a livello governativo ?
    La Brambilla&Co mi direte, sarei curioso di vedere in quale società travel ha maturato le sue esperienze e know how…sai dirmi qualcosa a riguardo?
    La Fiavet ? e chi è ? cosa fa ? chi tutela e chi promuove ? cosa finanzia ? che progetti ha ?
    a livello strutturale e governativo siamo rimasti agli anni 70..
    Eppure ci sn ancora “pazzi” con idee “pazze” spinti dalla passione per questo settore…
    ti saluto
    Max

  2. Bluefire scrive:

    Egregio Dr Rosi,
    secondo me le agenzie più grandi, tra le quali Bcd Travel,dovrebbero mettere il loro marchio su qualche aeroplano, qualche hotel e magari anche qualche fabbrica di mozzarelle o prodotti alimentari velocemente deperibili, in modo da poter rientrare “indirettamente” tra le categorie condiderate. Provi a pensare all’esclusività: un’agenzia che prenota al cliente un volo su un proprio aeroplano, lo fa soggiornare in un proprio hotel e gli fa mangiare il proprio cibo…
    Assurdo? Forse la mozzarella, il resto non credo. Mi vengono in mente le catene di supermercati che ad un certo punto hanno cominciato a produrre una miriade di prodotti “in proprio”, spesso della stessa qualità di quelli di marca ( magari anche meglio: non è il logo che si mangia, anche se famoso).
    Ho anche lo slogan già pronto ( internazionale, naturalmente):
    Flying,staying and eating? You need our three letters: Bcd. Not only Travel.

  3. davide scrive:

    Gentile Bluefire,
    Lei ha totalmente ragione! Il vero obiettivo di chi vuole davvero fare Grande Distribuzione Turistica Organizzata è proprio quello di raggiungere volumi tali di fatturato da poter gestire tutta la filiera a marchio proprio, anche senza intervenire direttamente nei processi di produzione dei servizi primari.
    Esattamente ciò che è successo, venti anni fa, nella distribuzione dei beni di largo consumo.
    Cosa ci impedisce di raggiungere l’obiettivo? Solo un modello di business obsoleto che non possiamo scardinare da soli, se non attraverso specifiche azioni legali (comunque sotto esame). Sarebbe professionale e intelligente sedersi intorno ad un tavolo e razionalizzare in modo efficiente un cambiamento ineluttabile, ma la chiusura mentale degli interlocutori rende difficile la soluzione più semplice. E allora proseguiamo la nostra strada ben sapendo che, spallata dopo spallata, arriveremo al suo Flying, Staying and, maybe, eating. Grazie comunque per l’interessante commento.

  4. davide scrive:

    Ciao MP,
    non esagerare con i numeri che poi ti scombini come me! ;-).
    Non avevo dubbi sull’assurdità dei numeri riportati, ma il tema del post era un altro, ovvero l’insussistenza della categoria dalla quale sei scappato!!

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