Magistratura, politica e obiettività.


Come al solito, la trasmissione di Oscar Giannino su Radio 24  ispira riflessioni e commenti.

Nel caso specifico, l’argomento trattato al quale mi riferisco è quello dell’inchiesta sulla Global Service dell’imprenditore Alfredo Romeo, caratterizzata da arresti eccellenti come quelli dei tre assessori della Giunta comunale di Napoli, dal pubblico ludibrio dell’imprenditore, dal sequestro dei suoi beni e dal blocco delle sue attività, ma, soprattutto, dal suicidio di Giorgio Nugnes.

Perché torna alla ribalta ora questo argomento? Semplicemente perché la prima sentenza del Tribunale smonta di fatto l’intero impianto accusatorio, negando l’esistenza del cosiddetto “sistema Romeo” e prosciogliendo gli imputati sostanzialmente da tutti i capi d’accusa.

Con l’abituale sobrietà, professionalità e oggettività, Oscar Giannino ha cercato di ragionare sui tre temi fondamentali legati a questa vicenda:

l’applicazione eccessiva da parte della magistratura di un modus operandi basato sulla custodia cautelare degli indagati che ha troppo spesso come conseguenza la “distruzione” morale e patrimoniale degli indagati stessi, ancor prima di sapere con ragionevole certezza della loro colpevolezza o innocenza;

– il morboso interesse mediatico su queste situazioni, che, senza il minimo beneficio del dubbio concesso a chiccessia, espongono alla pubblica gogna gli indagati, marchiandoli per sempre con il bollino di ladri, mafiosi, corrotti, ecc.

– il problema del sistema giudiziario attuale che prevede, sul merito dell’impianto accusatorio, solo due gradi di giudizio, ovvero il primo grado e l’appello. Questo sistema fa sì che, per esempio in una situazione come quella sopra descritta, se l’appello da parte della procura portasse al rovesciamento del giudizio, l’imputato che è stato assolto in primo grado non avrebbe più possibilità di chiedere un terzo giudizio.

Oltre ai temi trattati da Giannino, c’è un’altra riflessione che mi sorge spontanea sentendo i commenti dei radioascoltatori: ma perché deve essere sempre tutto ricondotto ad uno schieramento politico anche quando la trasmissione ed il suo conduttore hanno espressamente dichiarato l’estraneità della discussione da altre vicende giudiziarie?
Invece di ascoltare, farsi un’opinione e ragionare su alcune tematiche importanti che potrebbero e dovrebbero essere migliorate per il bene di tutti, la prima cosa a cui si pensa è se chi conduce è pro o contro Berlusconi.

Ma chi se ne frega?!! Se vogliamo tornare ad una società ed una politica più civile, equilibrata e focalizzata sui problemi veri del Paese, forse dovremmo cominciare noi per primi ad essere obiettivi e ragionare con la nostra testa, invece che essere attirati da slogan, cliché e tifo calcistico.

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