Nulla di nuovo all’orizzonte.


E’ da molto tempo ormai che, nelle discussioni informali con i vari attori del business system del travel, ricorre un argomento quasi sempre condiviso: la necessità di cambiare strutturalmente il sistema  stesso onde evitare un suo collasso con le inevitabili cruente conseguenze. Ci si riferisce sempre, in particolare, alle relazioni economiche fra compagnie aeree, GDS e distribuzione.

Tutti, quando ne parlano, sono convinti che gli attuali meccanismi remunerativi non siano più sostenibili, con le compagnie che pagano i GDS, questi ultimi che remunerano la distribuzione (peccato però che i servizi siano erogati dai GDS..), la distribuzione che implode fra commissioni che si riducono ed incapacità di uscire dalla guerra sul prezzo basso dei servizi al cliente finale da lei stessa scatenata.
Dell’insostenibilità di queste dinamiche ne parlo già dai primi anni 2000 e, nonostante rimanga inascoltato, continuo a perseverare, con la differenza che, oggi, l’insostenibilità è diventata reale e tangibile.

La crisi economica del 2009 ha portato una pressione insostenibile sui ricavi della distribuzione, che, per quanto riguarda la biglietteria aerea, sono ormai ridotti allo zero, a causa dell’abuso di dipendenza economica verso le compagnie aeree. Infatti, a parte un valore di commissioni insignificante (1% sulle quote commissionabili, che significa, grazie agli illeciti scorpori di tasse e surcharge vari, scende a circa lo 0,55%), i contratti di incentivazione sono stati nulli nel 2009 in quanto basati sul raggiungimento di obiettivi di fatturato non raggiungibili e non tanto, almeno nel nostro caso, per la riduzione della produzione misurata in transazioni di biglietteria, ma quanto per la riduzione del valore medio dei biglietti determinati dalle compagnie stesse.
La miopia della distribuzione si è confermata ancora una volta con le scelte della maggior parte dei player che hanno passivamente accettato l’abuso contrattuale dei vettori, rassegnandosi a sostenere anche nel 2009 perdite economiche non determinate dalla propria capacità di gestire l’azienda ma da abusi e incapacità altrui (nel 2008 è successa la stessa cosa grazie al fallimento di Alitalia) e sperando in un 2010 di ritorno alla normalità.
La miopia, pari soltanto a quella del 2001 quando non si colse l’occasione della riduzione delle commissioni per cambiare il sistema di business, è però stata molto grave a causa di due mancanze imperdonabili per un manager/imprenditore:

– l’incapacità di capire che il 2010 non avrebbe mai potuto essere caratterizzato da una grande ripresa economica

– l’incapacità di capire che la situazione di crisi gravissima dei vettori aerei porterà ad una sempre maggiore contrazione dei ricavi da incentivazione, continuando a causare perdite strutturali del business travel

Ed infatti, le prime ridicole proposte contrattuali dei vettori per il 2010 non solo sono irrilevanti dal punto di vista economico, ma sempre più coercitive dal punto di vista giuridico, per l’ovvio tentativo dei vettori di ottenere l’accettazione formale da parte degli agenti di clausole vessatorie.
Per quanto ci riguarda, è già da molto tempo che non accettiamo più questo abuso di posizione dominante (o di dipendenza economica) e quindi proseguiamo per la strada che abbiamo delineato, con successo, per arrivare ad ottenere i cambiamenti indispensabili a rimettere ordine nella filiera di business, però è tristemente incomprensibile come non ci sia la disponibilità dei vari attori a sedersi intorno ad un tavolo e concordare la soluzione per uscire pacificamente da una situazione difficile per tutti.
E ripeto concordare la soluzione, non trovarla, perché la soluzione già c’è.

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