Dibattito sul tema incentivi auto.


Segnalo l’interessante analisi del tema Incentivi auto fatta ieri mattina nel corso dell’ancora più interessante trasmissione Nove in punto di Oscar Giannino, su Radio 24, alla quale hanno partecipato fra gli altri Marcello De Cecco, docente di storia della moneta e della finanza alla Normale di Pisa e Nicola Porro, vicedirettore de Il Giornale.

Segnalo i loro interventi non solo perché da me totalmente condivisi, ma perché spiegano con chiarezza i motivi dell’assurdità del dibattito sugli incentivi auto, eliminando il populismo, la demagogia e l’ipocrisia che spesso circondano questi argomenti.

Vi invito ovviamente all’ascolto integrale della trasmissione, al fine anche di evitare eventuali cattive interpretazioni da parte mia, che comunque di seguito sintetizzo:

– vero è che continuare a paragonare l’attuale FIAT alla vecchia FIAT è il risultato di una volontà di “caccia alle streghe” che non porta a nulla;

– vero è che, come sempre è stato, gli incentivi sugli acquisti drogano il mercato nel breve termine, senza alcun beneficio, anzi con qualche maleficio, per il lungo termine (con il 90% del mercato costituito da sostituzioni, un incentivo all’acquisto accelera le sostituzioni stesse aumentando le dimensioni del mercato di oggi a scapito di quelle del mercato di domani);

– vero è che un manager di grande spessore, quale Marchionne senza dubbio è, non può non avere una visione della sua azienda nel medio-lungo termine ed in questa visione gli incentivi che drogano il mercato non sono certo interventi strutturali indispensabili per la sopravvivenza, economicamente profittevole, dell’Azienda stessa;

– vero è che nel 2009 gli incentivi sono stati accettati, ma semplicemente per non appesantire una situazione di per sè già drammatica;

– vero è che investire 800 milioni di euro per il rilancio di un singolo stabilimento è un insulto da qualsiasi punto di vista: per il territorio stesso che si pretende di voler salvare, per l’incidenza del settore auto nell’economia complessiva del Paese, perché si buttano soldi senza interventi strutturali come l’abbassamento della pressione fiscale e burocratica sulle imprese, perché un distretto industriale composto da un solo stabilimento non è un distretto e non ha un futuro, perché si continuano a prendere soldi dalle tasche degli italiani per provvedimenti buoni fino a domani e quindi da rinnovare costantemente;

– vero è che l’industria dell’auto, come ormai tutti i settori industriali e del terziario, è un’industria globale, dove la competitività di un’Azienda non può essere inficiata da assurdi legacci con territori economicamente insostenibili;

Vero è che bisognerebbe smetterla di fare i capipopolo che urlano slogan stupidi solo per guadagnare qualche voto grazie alla non conoscenza delle dinamiche economiche d’impresa e dei principi base di qualsiasi sana politica economica.

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