Oltre l’apparenza.


Un’Italia prevedibile e scontata anche sull’acceso dibattito relativo al documento di identificazione necessario a viaggiare entro i confini dello stato. Gli accenti continuano a cadere sull’approccio aggressivo e minaccioso di Ryanair e sull’anacronistico sistema difensivo di ENAC – Ente Nazionale dell’Aviazione Civile.

Ma oltre alla ricerca di notorietà del vettore no-frills, oltre alla possibile causa scatenante (sperando che non sia davvero dipesa dalla parlamentare pdl, perché sarebbe veramente deplorevole) e oltre all’incapacità di identificare soluzioni immediate, si trovano, come al solito, nutriti consumatori che già dall’avvio della polemica non hanno più avuto la possibilità di prenotare voli domestici del low cost carrier Ryanair e che non possono neppure contare su forme chiare di comunicazione.

Con questo post non intendo prendere le difese di nessuno, ma desidero porre l’accento su alcuni punti della questione sui quali non vi è né conoscenza né chiarezza di informazione:

– vero è che la legge italiana (D.P.R. 445/28 Dicembre 2000) definisce esattamente i documenti utili per imbarcarsi su voli domestici (carta di identità in corso di validità o un documento di riconoscimento equipollente quale: il passaporto, la patente di guida, la patente nautica, il libretto di pensione, il patentino di abilitazione alla conduzione di impianti termici, il porto d’armi, le tessere di riconoscimento, purche’ munite di fotografia e di timbro o di altra segnatura equivalente, rilasciate da un’amministrazione dello Stato);

– vero è che non ci può essere alcuna ragione personale né aziendale che possa prevalere sulle normative in vigore, altrimenti verrebbero legittimati i comportamenti fuorilegge, e, parimenti, uno Stato non può certo piegarsi o prostrarsi di fronte a medievali minacce di chicchessia;

– vero è che ci sono leggi anacronistiche, ma quella dei documenti per i voli nazionali, pur se necessita evidentemente di essere adeguata ai tempi ed alla normativa internazionale, è solo una delle tante;

– vero è che ogni vettore evidenzia le regole generali di trasporto attraverso i propri mezzi di comunicazione e in modo completamente differente uno dall’altro, contribuendo ad aumentare la confusione nei viaggiatori;

– vero è  che di tutti i vettori analizzati (Easy Jet, Air Italy, Alitalia, Meridiana), l’unico che comunica in modo chiaro e completo le regole generali sui documenti utili per il trasporto nazionale è Meridiana/Eurofly.

 

Detto questo, ognuno può e deve farsi la propria opinione, sostenendo a gran voce la necessità di cambiamento della legge o la necessità di rispettarla. I miei personalissimi commenti sulla vicenda sono i seguenti:

– la capacità italiana di montare polveroni su problemi inesistenti è pari soltanto alla lentezza nel processo di svecchiamento del Paese ed alla capacità di Ryanair di “fare notizia” e di farsi pubblicità attraverso slogan polemici urlati ai quattro venti;

– dietro vicende come queste si possono montare tutte le congetture possibili, dalla più banale che è quella del parlamentare Pdl “offeso” nell’orgoglio del proprio ruolo e deciso a vendicarsi di questi presuntuosi irlandesi, a quella più complessa di una grande manovra di Cai – Alitalia per liberarsi di un pericoloso competitor;

la difesa a spada tratta di Ryanair decantato come il grande salvatore del settore del trasporto aereo e colui che ha ampliato il mercato dei viaggiatori aerei mi lascia sempre un po’ perplesso perché ci si dimentica sempre di completare il ritratto di questa compagnia aerea. Non ho infatti dubbi sulle capacità innovative e gestionali di Ryanair e sul fatto che la sua discesa in campo abbia fatto un gran bene al settore in generale, aumentando i viaggiatori, evidenziando le incapacità e rigidità dei vettori tradizionali, contribuendo al processo di rinnovamento di tutto il business system; però non dimentichiamoci che le tariffe stracciate da tanti difese sono, spesso, pagate dai contribuenti su base regionale (vedi articolo sulla Puglia).

E, per finire, come in molti altri casi, la citazione Shakesperiana del “molto rumore per nulla” mi pare la più indicata per definire questa patetica vicenda.

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