Il CSR, il business del terzo millennio


Ne parlano tutti, si fanno convegni, libri, conferenze, meeting, congressi, relazioni, ecc.; gli allarmismi sul mondo che lasceremo ai figli si sprecano; ogni anno le temperature sono sopra la media, poi sotto, poi arriva la siccità, poi l’era glaciale ma solo dopo che si saranno sciolti i ghiacciai; Kyoto è più famosa di Tokyo e forse qualcuno le confonde; insomma su questa benedetta Corporate Social Responsibility (o Responsabilità Civile/Sociale) si trovano spunti quotidiani.

Ma al di là di sigle, acronimi e paroloni, di cosa stiamo parlando?
Sicuramente l’ambito di azione della CSR è molto ampio, si va dal rispetto per l’ambiente alla sicurezza nel lavoro, dall’aiuto alle popolazioni povere al turismo sostenibile ed all’integrazione razziale; ambito talmente ampio che mi lascia di per sé parecchie perplessità.
Dato che non voglio disperdermi anch’io su troppi argomenti, concentro questo post su una parte della CSR, quella relativa alla salvaguardia dell’ambiente e lo faccio lasciando qualche spunto di riflessione, evitando il più possibile mie opinioni personali.

Global warming, il nostro spettro quotidiano. Ho letto vari testi sull’argomento ed ho incontrato subito una grande difficoltà: a chi possiamo davvero credere? Già, perché a seconda della fonte di informazione (in Italia siamo maestri in questo) cambiano persino le statistiche, c’è chi dice che la terra si sta scaldando, chi sostiene che sono solo zone specifiche a farlo, quasi sempre centri urbani di grandi dimensioni, mentre nelle zone più indisturbate dall’uomo le temperature medie calano. Le fonti sono tante, se date una letta a “State of Fear” di Crichton troverete in appendice una bibliografia esaustiva ed interessante sull’argomento.

Evoluzione naturale o distruzione dell’ambiente da parte dell’uomo? Anche in questo caso difficile farsi un’idea definitiva; ogni fonte è in grado di snocciolare numeri su numeri della storia del mondo che suffragano la propria tesi. Certo è che ogni volta che l’uomo ha provato ad intromettersi nell’evoluzione naturale delle cose ha fatto solo danni. Suggerisco la lettura di “Playing God in Yellowstone”, di Alston Chase, affascinante spaccato di cosa siamo capaci di fare alla natura anche quando vogliamo agire a fin di bene.
Interessanti anche gli ultimi documentari su National Geographic “La terra dopo l’uomo”, che indicano chiaramente come basterebbero già pochi mesi senza razza umana per riportare il mondo allo stato selvaggio (…attenzione a “L’esercito delle dodici scimmie”….).

Rispetto dei parametri di Kyoto: anche qui suggerisco un paio di interessanti letture: “Hard Green“ e “the skeptical enviromentalist”. Fra le righe ci sono alcune osservazioni che invitano alla riflessione:

– il global warming è diventato uno dei settori economici più importanti al mondo, peraltro con un impatto sull’ambiente mica da ridere; basta fare il conto di quante persone si spostano per ogni conferenza, delle tonnellate di carta usate, dei miliardi spesi per sentire chiacchiere che potrebbero essere invece utilizzati per piantare alberi o sostenere i paesi in via di sviluppo.

– l’estrema attenzione al tema arriva dai paesi più industrializzati, gli stessi che hanno sporcato l’ambiente negli ultimi 100 anni in modo massiccio, depredando le risorse naturali ed usandole per crescere (peraltro con conseguenze ancora tutte da stabilire….) e che ora vogliono impedire ad altri paesi in via di sviluppo di sfruttare, in modo molto più “salubre” grazie alle evoluzioni tecniche e tecnologiche, le loro risorse naturali. Siamo tutti un po’ egoisti ma questo mi pare eccessivo.

– La natura sembra avere un meccanismo di autodifesa molto più potente di quanto possa immaginare ed applicare un uomo; alcuni disastri ambientali hanno recuperato molto più velocemente senza intervento umano, i cui rimedi sono spesso peggiori dei mali (l’esempio è che se per pulire uno scoglio dal catrame uso prodotti che distruggono i microorganismi presenti ed in grado di “metabolizzare” anche le sostanze peggiori, forse non accelero il recupero ma lo rallento..)

– Se il ripristino della supremazia della natura è un must, perché non si parla più spesso di lasciare zone intere alla libera crescita della vegetazione? Perché questa battaglia feroce contro gli OGM che sono in grado di aumentare le rese per ettaro delle coltivazioni riducendone l’estensione e lasciando, potenzialmente, più spazio alla vegetazione selvaggia?

– E’ vero o non è vero che le flatulenze dei ruminanti rappresentano uno dei gas serra più nocivi all’ambiente? E se fosse vero (ormai non so più a chi credere), perché non riduciamo il consumo di carne e la domanda di allevamenti?

Ci sono tanti altri temi legati alla salvaguardia dell’ambiente ed al CSR in generale, ma questo post sta già diventando troppo lungo per cui rimando il proseguimento ad altri momenti in cui potremo scambiarci ulteriori opinioni in merito.
L’unica considerazione personale che vorrei fare è che di una cosa sono certo: il nostro paese avrebbe un gran bisogno di educazione civica per la vita quotidiana, quell’educazione civica che ci insegni a trattare con più rispetto il posto in cui viviamo, evitando di buttare i mozziconi delle sigarette sulle spiagge (fate caso a quanti ne vedete in una domenica al mare) o per terra (le nostre strade sono piene); evitando di lasciare bottiglie, giornali e qualsiasi altro rifiuto nel primo posto in cui ci troviamo (anche qui, i greti dei torrenti, gli scogli e qualsiasi altro punto che non sia casa propria o il cassonetto sono pieni di rifiuti anche senza arrivare agli eccessi napoletani); facendoci agire per ottenere una seria raccolta differenziata, ecc.

Ma tutto ciò in Italia è ormai tristemente parte del nostro modo di essere e ci accorgiamo del degrado in cui viviamo solo quando abbiamo l’occasione di visitare qualche paese più CSR (concretamente socialmente responsabile) del nostro, allora il paragone è particolarmente spiacevole.

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