All’amico e maestro


“La morte non è nulla.
Sono soltanto passato nella stanza accanto.
Io sono sempre io, e tu sei sempre tu.
Ciò che eravamo prima l’uno per l’altro, lo siamo ancora.
Chiamami col mio vecchio nome, che ti è familiare,
parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato.
Non cambiare il tono di voce,
non assumere un’aria di forzata solennità ne’ di tristezza.
Ridi come facevi sempre ai piccoli scherzi
che tanto ci piacevano quando eravamo insieme.
Prega, sorridi, pensami!
Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima:
pronuncialo senza pena.
La mia vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto.
E’ la stessa di prima.
C’è una continuità che non si spezza.
Perché dovrei essere fuori dalla tua vita,
solo perché sono fuori dalla tua vista?
Ti sto aspettando, in un posto qui vicino, proprio dietro l’angolo.
Va tutto bene.”

p.s. autore a me sconosciuto, grazie Giovanna.

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2 risposte a All’amico e maestro

  1. Marco ha detto:

    Non ho parole!! Nella semplicità tanto conforto e tanta delicatezza.
    Da trascrivere nel diario del cuore

  2. Maura ha detto:

    La prima volta che l’ho letta mi sono commossa ma anche la seconda e la terza…
    sono parole che vanno dritte al cuore; mi auguro di essere capace di farle mie un giorno quando resterò sola o che saranno di conforto a chi rimarrà dopo di me.
    Una prima versione di questa poesia è di Sant’Agostino ma l’ho trovata anche nel libro “settembre” di Rosamunde Pilcher.

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