Alitalia sì, Alitalia no


Quasi tutti i giorni, nei brevi o lunghi spostamenti veicolari, sento il lieto ritornello di Radio 24 che ci ricorda come Alitalia perda circa 2 milioni di euro al giorno. Se a questo si aggiunge il tormentone sulle soluzioni ed il futuro di una Compagnia che ad oggi rappresenta ancora il maggior fornitore di servizi aerei per le agenzie di viaggio specializzate nel Business Travel, ecco che il quadro si completa di tinte sempre più fosche.
Le ultime divertenti illazioni vanno da un risanamento attraverso lacrime e sangue, al commissariamento di quella attuale e creazione di un’Alitalia 2 (la vendetta…) pulita di debiti e personale e pronta per un futuro radioso, dai miraggi di cordate imprenditoriali alle sirene di alleanze internazionali.
Mai nessuno, in tutto questo bailamme, che si preoccupi non solo di quanto stanno pagando i cittadini (tranne Radio 24) o del futuro degli esuberi, ma anche del rischio di tantissimi creditori della Compagnia che potrebbero rischiare molto in caso di eventuali malsane scelte del nostro illuminato governo.
E fra questi le agenzie di viaggio, mai tenute in considerazione neppure nei sottoscala dei vari Ministeri, nonostante fra queste ci siano anche fior di Aziende che impiegano centinaia di persone (ognuna) muovendo centinaia di milioni di fatturato.

Nessuno che si ponga il problema, in caso di commissariamento, sull’esigibilità dei crediti da overcommissions che queste agenzie vantano nei confronti del vettore di Bandiera, nonostante la eventuale perdita di questi crediti metta a rischio la profittabilità delle Aziende e dei loro posti di lavoro.
Facilissimo, dopo anni di sprechi e sperperi di Stato, rilanciare un’attività facendone pesare le perdite sugli stakeholders, indifferenti alle loro problematiche; facilissimo prendere le difese di chi usa l’arma dello sciopero a danno di cittadini infischiandosene di chi dello strumento dello sciopero non può avvalersi (perché danneggerebbe solo se stesso, come gli agenti di viaggio); facilissimo mettere insieme cordate di imprenditori che investono sullo start-up di un’Azienda sostanzialmente nuova, grazie al fatto che i debiti di quella vecchia sono pagati da altri imprenditori con minori influenze politiche.
Troppo facile fare i supermanager in questo modo.
Troppo facile voler difendere gli esuberi di un’Azienda che muore sui suoi sprechi, quegli sprechi causati dai governi precedenti che hanno inopinatamente assunto nuove risorse quando già si conoscevano le inefficienze e gli sprechi (andate a guardare i libri matricola dell’Alitalia e guardate quanti assunzioni hanno fatto gli ultimi governi Berlusconi e Prodi).
Troppo facile nel settore pubblico, che ancora una volta andrà a pesare su quello privato, creando danni e disagi che, come al solito, passeranno sotto silenzio.

Alla faccia delle grandi Associazioni strenui difensori degli agenti di viaggio….. che le pagano ogni anno proprio per questi momenti, proprio per essere difesi e tutelati così egregiamente.
Andiamo avanti così, facciamoci del male.

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Una risposta a Alitalia sì, Alitalia no

  1. chiluelan ha detto:

    Non penso che qualc’uno abbia una soluzione unica al “caso” alitalia. Penso al contrario che ci siano diversi punti di vista. I punti di vista diversi servono per creare democrazia. Ecco il mio:

    Al momento niente del futuro di Alitalia è facile. Non sono facili le soluzioni “straniere” ne tanto meno le soluzioni italiane (più o meno a breve termine).

    Se fossi così bravo da avere una soluzione semplice a questo caso (come ad altri) probabilmente non sarei qui a rispondere ad un blog di turismo.

    Conosco diversi professionisti in Alitalia (indistintamente da posizoni “di peso” fino ai promotori) che ritengo siano ricoperte da bravi managers. Professionisti che conoscono il modo di fare funzionare correttamente una aereolinea.

    La mia impressione è che tutti (a vario titolo) governi di qualsiasi parte, sindacati e managers hanno considerato Alitalia, per anni e per alterni periodi, come una mucca da mungere.

    Noi stessi, agenti di viaggio, siamo stati i primi ad essere contenti dei buoni contratti di incentivazione ottenuti; soprattutto se paragonati a concorrenti stranieri in salute economica. Sapevamo peraltro che i soldi che Alitalia ci dava venivano dalle perdide e non dagli utili. Qualsiasi fosse la causa delle perdite non ci siamo mai rifiutati di incassare.

    Le rotte che Alitalia ha in portafoglio farebbero ricco qualsiasi imprenditore. Peccato che paghi costi di personale e struttura superiori alla redditività delle rotte stesse.

    Questa è una verità economica che prescinde da chi o cosa l’ha generata. Continuare a chiedersi come ci si è arrivati è forse un poco sterile. I costi superano i ricavi questo è il problema.

    Serve forse di più dare un taglio e ricominciare con una Alitalia pulita. L’alternativa credo contunui, purtroppo, solo ad essere vendere la compagnia ad un gruppo straniero che sia in grado di assorbire parte delle perdite per un certo periodo.

    Cosa cambia ? Meglio italiano o no ?

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