Il travel, un settore tutto particolare


Quando ho cominciato a muovermi con sufficiente sicurezza nei meccanismi del travel, dopo aver visto diversità e caratteristiche di molti altri settori, sono rimasto per un po’ a riflettere su che tipo di approccio tenere; se adattarmi alle sue stranezze senza farmi troppe domande, se combattere le incredibili anomalie che lo caratterizzano, se cercare di avviare confronti costruttivi con tutti i principali player al fine di avviare lenti percorsi di rinnovamento.

A tutt’oggi l’indecisione sulla strada da perseguire rimane, anche perché il mio approccio, di pari passo con il mio umore, ha cavalcato le varie alternative senza ottenere che spiccioli di soddisfazione più personale che aziendale.
A dispetto delle innumerevoli  discussioni e degli indubbi e inevitabili cambiamenti già avvenuti – dalla liberalizzazione delle licenze amministrative alla riduzione delle commissioni, dall’avvento delle low cost al fantasma sempre più ingombrante dell’e-commerce– il settore rimane caratterizzato da quelle  anomalie che continuano ad ancorarlo alla preistoria e ne rendono difficile una sana evoluzione culturale ed economica.
Pessimista? Presuntuoso? Demagogo? Può essere; certo è che mi piacerebbe capire in quali altri settori avvengono stranezze quali:

– i provider di software e sistemi di tecnologia, invece di essere remunerati per le forniture, pagano i loro clienti (vedi i GDS con le agenzie di viaggio);
– gli stessi fornitori di tecnologia sono in realtà competitor dei loro clienti sul canale on-line;
– i clienti (aziende) chiedono contratti in cui i fornitori (agenzie) ristornano parte dei loro ricavi (commissioni), senza poterli chiamare sconti in quanto legati a situazioni di mercato indipendenti dalle parti in gioco e non definiti su base fissa;
– gli stessi contratti sono l’esaltazione della non-trasparenza, sia in sede di trattativa che di consuntivazione, lasciando ai fornitori ampi margini di “manovra”;
– i clienti “tirano il collo” ad un partner / fornitore che, per pochi euro, gestisce spese molto più grandi ed impattanti sul bilancio dei clienti stessi, quasi indifferenti alle conseguenze incrociate delle due voci di costo;
– i contratti commerciali vengono decisi unilateralmente (o quasi) dalla produzione (vettori aerei, TO, ecc.), mentre la distribuzione (agenzie, TMC) subisce situazioni di evidente abuso senza colpo ferire; uno dei tanti esempi in proposito è l’avvio delle trattative ad anno commerciale abbondantemente già iniziato, ovvero quando i fornitori hanno già ampie informazioni, che usano, sull’andamento delle vendite della distribuzione;
– più di un attore del comparto evidenzia atteggiamenti di chiaro abuso di posizione dominante, senza che nessuno protesti o vigili al riguardo (a proposito, magari qualcuno mi spiegherà un giorno perché il pagamento del BSP è penalizzato con tutti gli istituti bancari tranne uno…);
– più di un attore del comparto usa finanziamenti di business per praticare dumping incontrollato dei prezzi, con letali conseguenze per tutti;
– ogni anno nascono e muoiono centinaia di piccoli imprenditori, lasciati indifesi con la loro ingenuità davanti al canto di sirene funebri.

Forse alcune di queste situazioni possono essere comuni anche ad altri settori, certo è che una concentrazione di questo tipo non aiuta la crescita di un mercato di per sé in grande difficoltà.
Molte altre divertenti situazioni potrebbero essere raccontate o approfondite,  ma un blog è sempre un blog e il tempo per le letture e le scritture è quello che è.
Chiudo quindi a questo punto, con la solita perplessità sul futuro del settore e, in fondo, la speranza di riuscire prima o poi a cambiare qualcosa, ovviamente non da solo. C’è qualcuno là fuori????

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