Questa volta ospito un mio caro amico che lavora in un settore piuttosto differente dal travel; non lo faccio perché lo conosco da 30 anni, o perché voglio fargli pubblicità (non interessa a nessuno dei due e, soprattutto, il mio blog non può certo essere considerato un veicolo pubblicitario) e neppure perché voglio sposare la sua causa che non conosco e, sinceramente, non mi interessa (ne ho abbastanza delle mie).
Lo cito, senza che mi sia stato richiesto, per due motivi:
- il primo è perché sono rimasto abbastanza colpito dalla serietà di una presa di posizione che è evidentemente scaturita da un livello di sopportazione ormai abbondantemente superato. Chi conosce il Mizioblog ed il suo autore concorderà sull’eccezionalità dell’evento (il post serio, non il superamento del limite).
- il secondo è la tristezza di fondo che traspare dal commento e che è legata, ahimè, al parallelismo fra le vicende di un settore economico e quelle della nostra classe politica; un parallelismo che, anche per chi ignora le caratteristiche del settore pubblicitario, non può che essere tristemente compreso.
p.s.: la storia è lunga e noiosa, il commento tutt’altro, se resistete fino alla fine sarete ripagati.
Questa mattina ho partecipato ad un convegno organizzato dall’Università di Tor Vergata, dal titolo “Web Marketing Turistico: opportunità e sviluppi“.
Tutti i relatori hanno evidenziato, sotto diversi punti di vista, le numerose potenzialità offerte dal web in ambito turistico: ne sono nate riflessioni e spunti di particolare interesse.
Qui trovate le slide del mio intervento, dove ho cercato di porre l’attenzione sul corretto posizionamento e sulla definizione della strategia online, portando l’esperienza BCD Travel in tal senso.
Nella recente conferenza stampa del nuovo Gruppo di Filiera sulle tecnologie applicate al mondo del turismo ho affrontato, durante il mio spazio espositivo, l’argomento del networking nel segmento delle agenzie di viaggio, cercando di comprendere l’interesse e l’attualità o meno di questi modelli di aggregazione.
La base di partenza per ragionare sul problema è l’analisi dei punti di forza e debolezza delle agenzie di viaggio; data la consueta necessità di sintesi, mi soffermo soprattutto sui punti di debolezza:
- eccessivi costi di gestione del negozio; - modello di business anacronistico con forte e costante contrazione dei ricavi (alcuni vettori aerei quest’anno, rischiando parecchio dal punto di vista legale, sono scesi a commissioni zero); - scarsa propensione tecnologica della maggior parte degli agenti di viaggio, con rari casi di copertura dei nuovi canali di vendita virtuali, che hanno però il trend di crescita più interessante; - aumento delle barriere all’ingresso di tipo tecnologico (sviluppare e gestire un sito di e-commerce con reali possibilità di vendita è tutt’altro che semplice); - difficoltà di gestione dei fornitori, sia dal punto di vista dei contenuti che da quello delle relazioni commerciali, causa l’alta frammentazione generale del settore; - difficoltà nella gestione finanziaria (finanziamenti per l’attività, fidejussioni richieste dai fornitori, plafond personalizzati delle carte di credito, ecc.).
Al di là delle chiacchiere e leggende mediatiche, il nostro settore si sta avviando mestamente verso la chiusura di un anno molto negativo, in linea di massima per tutti gli attori e tutte le fasi del business system.
Nulla di cui stupirsi, è una situazione sicuramente comune a molti altri settori, quindi non ci sono grandi ragioni per commiserarsi o ritenersi più sfortunati; al limite possiamo ripetere le solite, ormai annoianti, critiche per la scarsa attenzione che media e politici riservano ad uno dei settori più importanti dell’economia italiana.
C’è però un’altra considerazione che mi rattrista più delle difficoltà economiche che stiamo vivendo ed è legata alla forte sensazione di aver perso un’altra grande occasione per cambiare un modello di business anacronistico e non più sostenibile; la stessa occasione persa nel 2001quando le compagnie aeree decisero unilateralmente di ridurre le commissioni dovute per l’attività di agenzia.
Dopo una lunga e interessante chiacchierata con un professore di diritto dei trasporti, fra i più illuminati e preparati sui temi legali del nostro settore, concludiamo insieme che sarebbe eccezionale riuscire finalmente a scardinare qualcosa all’interno di meccanismi talmente obsoleti ed arrugginiti da far venire i brividi solo a pensarci.
Pensa che ti ripensa, alla fine, dato che il requisito essenziale per iniziare l’opera è la proprietà di un codice IATA, siamo giunti ad una “brillante” decisione, legata al puntiglio che ormai ci pervade di voler cambiare e ammodernare il settore.
La decisione è sostanzialmente di “regalare” (salvo pochi balzelli inevitabili di tipo amministrativo) la causa alla prima agenzia che prenda il coraggio a due mani e decida di ribellarsi ad una situazione insostenibile.
La base fondamentale del contenzioso, già abbondantemente supportata da illustri pareri, è quella dell’eccesso di dipendenza economica in cui versano le agenzie di viaggi nei confronti del mondo del trasporto aereo.
Only the braves!
p.s.: qualcuno si chiederà perché non me la faccio da solo, visto che l’azienda che amministro ha il codice IATA. Beh, le motivazioni sono molteplici, a partire dal fatto che l’Azienda non è mia ed il percorso decisionale per questa azione sarebbe troppo lungo, per arrivare all’aver già intrapreso percorsi differenti di difesa non sovrapponibili con quello sopra.
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